Un anno fa ho pubblicato una lettera di coming out. Ero molto nervosa perché non ero certa delle reazioni che avrei ottenuto con il mio gesto, anche se, dopo aver postato la lettera, la risposta è stata subito incredibilmente positiva. Con mia grande sorpresa e mio grande sollievo, mi sono arrivati quintali di affetto da tutti gli angoli di Internet.
Il giorno che quelle parole sono state lanciate in rete, visibili al mondo, è stato come stare al centro di un grande tornado. Ero a Charleston, in South Carolina con mia—al tempo fidanzata—moglie, Kristin e il nostro gatto scontroso di nome Olivia. Ho pubblicato la lettera di mattina e poi ho camminato fino alla spiaggia da dove ho ricevuto via telefono in assoluta incredulità per tutte le ore seguenti solo parole meravigliose e “vai così” di incoraggiamento che si aggiungevano uno sull’altro in un infinito flusso di feed Twitter e Facebook. Amici che non sentivo da una vita mi hanno telefonato, mandato messaggi e mail per dirmi che erano orgogliosi di me, non sono dovuta andare a caccia di risposte, mi sono arrivate spontaneamente. Mi sono sentita molto sollevata e supportata e sento ancora addosso quella sensazione positiva.
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Da allora gli effetti della mia dichiarazione si sono riflessi su molti aspetti della mia vita, un sacco di persone mi hanno aspettato dopo i concerti per ringraziarmi di aver scritto quella lettera e per dirmi che per loro aveva significato molto, il che mi toglie ancora le parole di bocca dalla gioia. Molti si sono calorosamente congratulati con me lo scorso agosto per il mio matrimonio, mi è stato chiesto di suonare all’edizione 2014 dei Gay Games a Cleveland la prossima estate: la mia prima performance a un evento del genere, ma soprattutto la mia prima volta da gay dichiarata a un evento gay nazionale.
Mi sono chiesta anche se la mia lettera potesse suscitare qualche tipo di cambiamento demografico di reazione tra il mio pubblico, che è il pubblico country, ho fatto qualche concerto diurno e mi sono resa conto guardando che c’erano alcune facce nuove, ma che non erano solo new entry LGBTQ+. Scegliere la musica come lavoro e come stile di vita è una costruzione liquida di sé, un work in progress continuo: mi sono sempre sentita come una palla di neve che rotola giù da una collina, ho sempre cercato di costruire massa critica intorno a me, l’unica differenza è che ora sono apertamente gay.
Jenny Owen Youngs, durante the Revival Tour con Chuck Ragan, due mesi prima del suo coming out.
Ho avuto anche il piacere di rimuovere alcuni commenti d’odio nel mio canale di YouTube postati dai membri della chiesa battista di Westboro e, anche se le loro parole mi hanno irrazionalmente un po’ ferita, devo dire che è stato poi molto semplice procedere per la mia strada perché se stai ricevendo attenzioni negative dalla chiesa battista di Westboro, stai probabilmente facendo una cosa molto giusta. Poi in fondo non hanno tutti i torti, tecnicamente sono davvero una “lesbica impenitente,” il che tra l’altro è molto meglio che pentirsene. La più grande differenza tra la mia vita prima il e dopo il coming out è ciò che mi ora non sento più: non per essere eccessivamente poetica a riguardo, ma mi sento come se un peso che portavo sulle spalle se ne fosse completamente andato; a un livello differente, mi sento molto più a mio agio nella mia pelle di quanto io non mi sia mai sentita e questo mi da un nuovo tipo di serenità.
Per molti anni sono stata convinta che fare coming out avrebbe potuto avere un effetto negativo sulla mia carriera, ero preoccupata che agli occhi del pubblico la mia personalità come musicista venisse del tutto oscurata dalla mia personalità gay. In realtà la mia esperienza mi ha poi mostrato che condividere anche un altro aspetto della mia vita mi ha aiutata ad entrare in relazione più profondamente con le persone, ho acquisito una più chiara comprensione di chi sono, il che penso si rifletta sia nella mia scrittura che nei miei live. Una parte di quello che ero prima se n’è andata e me ne rendo conto nel momento in cui mi accorgo di non spendere buona parte del mio tempo tra mille ripensamenti e preoccupazioni riguardo al mio dire e fare cose che potrebbero far intuire a qualcuno che io sia gay: così facendo ho un sacco di tempo ed energia in più per fare cose che per me contano davvero, come per esempio scrivere canzoni.

Penso che quando persone come Ellen Page o Michael Sam fanno coming out sia spontaneo pensare, visto il loro successo, a quello che stanno facendo per la comunità LGBTQ+ più che per loro stessi. Adesso quando sento che una celebrity ha fatto coming out sono certamente ancora grata per quello che significa sapere, per tantissime persone nel mondo, che un altro essere umano, una persona sotto i riflettori pubblici, si alza per dire “anche io, esisto,” ma il mio cuore si riempie di gioia per loro quando penso a quanto si sentano rilassati e felici ora dopo aver lasciato andare il loro segreto, specialmente se stavano nascondendo quella parte di loro stessi da molto tempo.
Mi sono sempre sentita come se ci fosse una linea tracciata al centro della mia vita: un anno fa avrei dovuto cancellarla oppure scavalcarla. Qualunque sia stata la mia modalità, mi sento davvero molto più leggera ora.



