Definire la musica dei Discodeine senza voler usare scorciatoie paracule, e scadere in un banale e fastidioso nu disco, non è cosa semplicissima. È molto più sensato, anche se in un certo senso ancora più paraculo, citare le parole degli artisti stessi, quando dicono che il loro suono è un mix di “club music and intensity, voodoo, chicago house, jackin’ techno, analog basslines, ring modulation, krautdisco, mascarpone and chianti”. Un bel minestrone di roba, letteralmente.
Discodeine è il progetto di due produttori francesi attivi ormai da anni: Pilooski, famoso per i suoi edit per gente come LCD Soundsystem, Bryan Ferry e Jarvis Cocker—e i due album Dirty Edits, dei classici del genere “remix di chicche perdute”—e Pentile, già attivo con i gruppi France Copland e Octet. Entrambi gravitano intorno al collettivo Dirty Sound System, che da qualche anno a questa parte sembra aver rianimato le serate parigine, avendo in parte contribuito a liberare la capitale francese dalla morsa soffocante della electro. I due hanno da poco fatto uscire il loro primo album, Discodeine, e la scorsa settimana sono venuti a Milano a suonare in occasione dell’Elita Festival. Ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con loro, durante uno degli incontri con gli artisti del festival organizzati all’interno del Nike Stadium di Milano.
Vice: Avete definito la vostra musica con l’espressione “Chianti & Basslines”? Cosa significa?
Pilooski: Sono semplicemente i due principali elementi che stanno dietro al nostro progetto, le nostre passioni in comune, ovvero la buona cucina e la musica. Ci siamo resi conto che finiamo sempre a parlare o di una cosa o dell’altra, siamo grandi amanti di entrambe.
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In effetti sembra che il cibo sia una sorta di ossessione per voi. Leggendo altre interviste ed articoli, i riferimenti al mangiare, soprattutto a cibi italiani, sono costanti: chianti, mascarpone, baguettecore, Burrata Som Sistema. Siete un po’ i Ghostface Killah della musica elettronica.
(ridono) Sì, è un paragone tutto sommato azzeccato.
In che modo il cibo influenza il vostro modo di fare musica?
Pilooski: Diciamo che è fondamentale ma che non ha nessuna influenza diretta sulla musica. La buona cucina, così come tante altre cose di cui siamo appassionati, la musica che ci sentiamo, i vecchi film di fantascienza e l’immaginario legato a quel genere, sono tutti elementi che uniti insieme creano una certa atmosfera, che è poi la base di partenza per prendere ispirazione e creare musica. È una questione di insieme più che di singoli elementi.
Il vostro album in un certo senso riflette questo approccio, nel senso che non lo si riesce a collocare bene in un determinato genere. Ci sono chiari elementi che rientrano nel filone future disco, se così si può chiamare, e allo stesso tempo, quasi in contrasto, dei ritmi house piuttosto freddi, simili alle produzioni di Chloé ed Etienne Jaumet.
Pilooski: La nostra intenzione era proprio quella, ovvero di creare un album che non rientrasse in un genere ben preciso, che fosse una via di mezzo tra le cose che hai appena citato e varie altre.

Discodeine live al Teatro Parenti di Milano
Alcuni però hanno criticato il fatto che non sia abbastanza “solare” per funzionare come disco, e allo stesso tempo non abbastanza “inascoltabile” per risultare efficace come album di elettronica pura, come se fosse bloccato tra le due cose.
Pilooski: Noi vediamo questa caratteristica come una qualità piuttosto che una cosa negativa. Non volevamo ci fossero punti di riferimento precisi a livello di genere, anche se siamo consapevoli che questo può lasciare confusa molta gente. Credo che fare un album che non rientri in una classificazione ben precisa sia più difficile, ma allo stesso tempo dia più soddisfazione. È una sorta di sfida.
Pentile: Inoltre le varie tracce del disco sono state realizzate in un arco di tempo piuttosto lungo, e in un certo senso l’album riflette l’evoluzione che c’è stata in questo periodo per noi. La nostra musica e il nostro stile sono in costante trasformazione.
La prima volta che ho sentito parlare di voi è stato tramite Alainfinkelkrautrock, uno dei miei blog di musica preferiti, che seguo tuttora, a cui voi, insieme a molti altri, contribuite da tempo. Che ruolo avuto il blog per lo sviluppo del Dirty Sound System?
Pilooski: Il blog è cominciato qualche anno fa, nel 2006, ad opera dei membri del DSS e dopo poco sia io che Pentile abbiamo cominciato a contribuire. Non direi poi che la scena legata al Dirty si sia originata da lì, ma sicuramente il blog ha fornito una qualche sorta di supporto, ha funzionato un po’ da punto di riferimento.
Anche se poi la cosa ha preso piede, dato che sempre più gente vi contribuisce: Mike Simonetti, di Italians Do It Better, Prince Language, e Love Fingers per citarne alcuni.
Pentile: Sì, in effetti è cresciuto nel tempo. Diciamo che il blog non riguarda uno specifico tipo di musica, quanto una serie di persone che hanno un gusto estetico in comune, non solo musicale appunto. In questo senso riflette il nostro approccio, e quello del DSS, alla musica.
Parlando della scena dell’elettronica francese, sembra che a partire dalla prima ondata del french touch, con i Daft Punk innanzitutto, si sia creata una sorta di costante aspettativa per nuovi talenti francesi, che poi ha portato quasi a consumare in un attimo tutti quelli che sono emersi nel corso degli ultimi anni. La Ed Banger è l’esempio più lampante, dato che è passata nel giro di un paio d’anni dall’essere apprezzatissima ad essere quasi odiata da molti.
Pilooski: Non penso che fosse loro intenzione prendere quel tipo di piega lì. Il problema è stato che, mano a mano che la fama aumentava, molti artisti della Ed Banger hanno provato a fare musica sempre più estrema, più pesante, per cercare appunto di non diventare troppo commerciali. Ma è ovvio che dopo un certo limite non puoi andare. Comunque ci sono ancora diversi artisti validi che gravitano intorno alla Ed Banger.
Non pensate che il lato commerciale che Pedro Winter (Busy P) ha sviluppato intorno alla cosa abbia contribuito a far “morire” il fenomeno dal punto di vista musicale? Per farti un esempio, dopo anni che non facevano uscire nulla, i Justice hanno rilasciato il nuovo singolo per la pubblicità di un marchio.
Pentile: In effetti è una scelta discutibile, ho sentito parecchia gente lamentarsi di questo.
A proposito, avete sentito anteprime del loro nuovo album?
Pilooski: No. Ma ho sentito dire che è molto diverso da quanto hanno fatto finora.
Credete ci sia la possibilità che voi e il DSS diventiate il nuovo fenomeno francese da esportazione? State ricevendo parecchie attenzioni ormai da un po’ di tempo.
Pentile: Non credo sia una possibilità concreta. Stiamo parlando di cose del tutto diverse. Noi non facciamo molta vita sociale, non andiamo alle feste per farci vedere e tutto quel genere di attività. Il nostro lavoro si concentra sulla musica e sulle cose che ci piacciono. Poi è ovvio che queste cose non sai mai come si evolvono, ed è anche normale che i gruppi vadano e vengano, è così che funziona per tutti.
Ci sono nuovi talenti interessanti nella scena francese ora come ora?
Pilooski: Non mi viene in mente nulla di particolare. I nomi sono sempre i soliti. Joakim è probabilmente quello che stimiamo di più al momento.
Ho sentito che Morricone è una grande fonte d’ispirazione per voi.
Pilooski: Morricone è uno dei pochi geni musicali viventi, se non il solo. Ed il suo genio sta proprio nel fatto che la sua creatività non si è mai limitata ad un solo genere, è letteralmente senza confini, non ha barriere stilistiche, e ha realizzato cose adatte alle masse così come pezzi visionari ed estremamente d’avanguardia.
Pentile: I nostri pezzi preferiti sono più le sue colonne sonore di film sci-fi, alcuni dei suoi lavori meno conosciuti ma davvero fantastici.
Tu, Pilooski, sei conosciuto per i tuoi remix, tra cui alcuni che si sono rivelati davvero fortunati. Hai cominciato a fare musica attraverso gli edit ho hai anche prodotto, prima di Discodeine, delle tracce originali?
Pilooski: Io ho cominciato facendo hip-hop, producendo basi ovviamente, non rappando. Entrambi i lati della cosa, sia produrre tracce che remixarle, sono sempre andate insieme, non mi sono mai limitato all’una o all’altra. Diciamo che poi, sino a ora, con i remix sono stato più fortunato.
Nuovi progetti a cui state lavorando?
Pentile: Stiamo suonando un po’ in giro, abbiamo quasi finito un remix, fatto da entrambi come Discodeine, per Joakim e stiamo preparando uno spettacolo live insieme a Thomas Bloch, compositore e specialista di strumenti rari; sarà uno one-shot apposito per il festival di Parigi, Villette Sonore.
LORENZO MAPELLI
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