Abbiamo fregato la security dei Giochi Olimpici

A partire dai primi anni Novanta, il curriculum della G4S, società incaricata della sicurezza dei Giochi Olimpici di Londra, conta una buona dose di casini all’attivo. In particolare dopo lo scandalo del 2010, quando un detenuto angolano sotto la loro custodia è morto a bordo di un volo della British Airways, il percorso che ha portato la G4S alle Olimpiadi è stato minacciato da una serie di campagne denigratorie, e in seguito a una serie di errori ben pubblicizzati (o grossolanamente celati), la società è divenuta sinonimo di fallimento ancora prima che i Giochi di Londra prendessero effettivamente il via. 

Tra le colpe della G4S c’è sicuramente quella di aver sottovalutato il numero di manodopera da impiegare per garantire la sicurezza di un evento del calibro delle Olimpiadi: a poche settimane dalla cerimonia di apertura, la società privata ha ammesso di non aver reclutato personale sufficiente, obbligando il governo a richiamare a proprie spese 3500 militari perché sorvegliassero le strade di Londra. Altrettanto criticata è la stessa gestione del personale G4S, con una distribuzione degli agenti di sorveglianza spesso disomogenea o scarsa. Come risultato, l’intera Gran Bretagna li odia. I politici li odiano, i loro dipendenti li odiano, i loro azionisti li odiano, e probabilmente presto li odierete anche voi.

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L’altro ieri, il nostro collega Graham Johnson ci ha detto di essersi introdotto in uno dei siti olimpici principali grazie a un ricercatissimo travestimento che comprendeva un gilet ad alta visibilità e un casco di sicurezza. G4S, quand’è che ne farete una giusta?! Forza, un po’ di serietà!

In questa intervista, Graham ci ha spiegato come un vassoio pieno di tazze da tè e una faccia da operaio vi permetteranno di andare praticamente ovunque.

VICE: Ciao Graham, come stai?
Graham:
Bene, grazie.

Allora, cosa sono questi video che hai girato?
Volevo testare la sicurezza dell’O2, o, come lo chiamano ora, North Greenwich Arena. Visto il fermento intorno alla questione G4S, lunedì scorso ho deciso di fare un tentativo. È uno dei siti sotto sorveglianza, e il pubblico non ha accesso all’arena centrale a causa dei lavori per ospitare gli eventi di ginnastica artistica e basket.

E ti hanno lasciato entrare?
È stato piuttosto facile. Non era la prima volta che lo facevo, a dire il vero. Tempo fa, per cinque sterline, ho comprato un gilet ad alta visibilità. Aggiungici il casco blu. Avere l’aspetto di un operaio ti permette di andare praticamente ovunque. Ho superato un primo cancello dove c’era una guardia della G4S, e mi sono fermato a parlare con una seconda, che mi ha tranquillamente lasciato entrare nell’area riservata agli uffici. 

Ci sono l’ufficio del presidente della Federazione Sportiva Internazionale, quello del segretario generale e via così—tutti i grandi capi, insomma. Poi ho scambiato qualche parola sul calcio con un altro agente, era il suo primo giorno di lavoro ed era già incavolato perché non aveva il permesso di sedersi. Si chiamava […]. Mi ha detto che il tizio che ha sostituito era stato licenziato per essersi addormentato. Anche lui mi ha lasciato passare, e da lì mi sono introdotto nello stadio vero e proprio, sul campo, dove ho avuto piena libertà di movimento tra le tribune e le cosiddette suite, quelle riservate ai grossi sponsor delle Olimpiadi. 

Avevi un qualche segno identificativo sul gilet?
No, era un gilet normalissimo, di quelli che si trovano nei negozi di fai-da-te. Me ne andavo in giro facendo video con l’iPhone. 

E nessuno, proprio nessuno ti ha chiesto cosa ci facessi lì?
Nessuno, e nessuno mi ha chiesto di mostrare un qualche documento d’identità. Gli appaltatori che lavorano alle Olimpiadi e stanno in questi posti hanno due o tre pass. Sono creati appositamente per loro, e in più penso portino sempre con sé una tessera magnetica e dei documenti d’identità. Nel 1999, ai tempi della costruzione del Millennium Dome, il capo della polizia metropolitana aveva dichiarato, “Nessuno può accedere al Millennium Dome prima che Tony Blair o la Regina ci mettano piede.” Ma anche in quell’occasione, col mio gilet e il casco, sono riuscito a entrarci. Avevo anche quattro tazze da tè. Se qualcuno dovesse impedirvi di accedere a un determinato luogo, procuratevi un vassoio con del tè e fatevi strada. Ho provato questa tecnica dappertutto, in ogni tipo di luogo, e ha sempre funzionato. Nessuno vi fermerebbe.

In quali altri posti sei riuscito a intrufolarti grazie allo stratagemma del tè?
Un sacco di eventi sportivi e mondani VIP. Se non avete un biglietto per un concerto o volete accedere al backstage, potete provare quella carta. Una volta sono entrato a Wembley prima della finale. 15 minuti prima della partita mi stavo facendo un giro sul campo, così. Nessuno mi disse nulla. Chi avrebbe dovuto fermarmi, del resto? Pensavano fossi il capo della manutenzione o qualcun altro del genere. Ho avuto accesso anche a diversi stabilimenti in India e Pakistan, mentre ero impegnato in un’indagine sullo sfruttamento minorile. Normalmente posti del genere sono chiusi al pubblico, c’è la vigilanza, ma io ce l’ho fatta.

Perché pensi che le persone si fidino a tal punto?
Il gilet ad alta visibilità è diventata la divisa di chi ha un ruolo ufficiale, inclusi i poliziotti, gli appaltatori, gli ispettori di ogni tipo. A volte le guardie di sicurezza o i capi cantiere hanno persino timore ad avvicinarsi a uomini col gilet che hanno l’impressione di sapere quello che stanno facendo.

Buona parte dello scandalo della G4S è collegato alla mobilitazione dei militari per supplire alla mancanza di personale. Hai visto molti soldati nello stadio?
No, nemmeno uno, e ovviamente la G4S non ha reclutato un numero sufficiente di agenti, oppure quelli che hanno non fanno il loro lavoro come si deve. Era tutto alla mercé di occhi altrui, con strumentazioni del valore di centinaia di migliaia di sterline abbandonate a se stesse. 

Che tipo di strumentazioni?
Computer e macchinari d’avanguardia per i giudici, per esempio. C’era anche un enorme cubo luminoso che riproduceva i colori delle Olimpiadi. Una specie di opera d’arte, ma presumo verrà utilizzata come segnapunti. E poi le bandiere, gli addobbi. Avrei potuto appiccare un incendio, mettere una bomba, che so… sabotare la centralina, una era addirittura stata lasciata aperta.


Ti sei messo in contatto con la G4S per fare una segnalazione?
Sì, ci ho parlato per telefono venerdì, e nel pomeriggio mi hanno inviato via mail un comunicato.

Cosa ti hanno detto? Che si trattava di un’infrazione molto grave e che avrebbero avviato un’indagine?
Sì, una cosa del genere.

Però non hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche, vero?
No, hanno parlato soltanto con me.

Quindi, per quanto ne sappiamo, anche altri potrebbero essersi introdotti e fatto chissà cosa. Secondo te come si sarebbero dovuti comportare quelli della G4S? Avrebbero dovuto chiederti un documento?
Be’, certo che sì. Avrebbero dovuto fermarmi e farmi delle domande—dove va? Cosa fa qui? Per chi lavora? La sorveglianza è lì per quello, non avrebbero dovuto permettermi di accedere agli uffici dei pezzi grossi. Il fatto è che gli agenti di sicurezza prendono 8.50 sterline l’ora. Con le tasse e tutto, si portano a casa cinque sterline all’ora. Non è molto, per un ragazzo. Non è molto per nessuno, in realtà. Credo che per avere un servizio migliore bisognerebbe aumentare gli stipendi.

Com’è la storia del tizio bengalese? Era il suo primo giorno di lavoro, no?
Sì, aveva sui 18 anni, dall’East London. Mi ha detto, “È appena passato il capo e mi ha preso a male parole, mi ha detto di alzare il culo dalla sedia.” E poi ha aggiunto, “Questa è casa mia, sono di qui e conosco un sacco di persone nella zona,” come se volesse intendere “Come ha osato parlarmi con quel tono?” Si voleva sfogare, e io ero lì davanti a lui. Abbiamo parlato un po’ di calcio. Se vi fermano e la situazione non è delle migliori, parlate di calcio. Due battute e si diventa subito amiconi.

Qualcuno ti ha chiesto di uscire, o te ne sei andato di tua volontà?
Dopo un’ora e mezza me ne sono andato, non potevo più fare video perché non avevo più spazio sull’iPhone. In più mi stavo annoiando e dovevo tornare a casa. Me ne sono andato verso le 7 e 20 di sera, dopo essere arrivato verso le 6 meno un quarto, direi.

Com’erano gli spogliatoi?
Mi aspettavo un ambiente piuttosto spartano, visto il tenore generale dell’O2, ma l’arredamento era gradevole, dal pavimento alle pareti agli armadietti. Immagino sia lì che Bruce Springsteen o chi altro ripone i suoi vestiti prima di esibirsi.

C’erano già delle attrezzature sportive?
No. Speravo di potermi fare un giro sul trampolino per i salti di ginnastica artistica, ma niente. Avrei potuto dire che ero un atleta inglese e che dovevo testare il trampolino.

O fare un controllo qualità, no?
Sì, igiene, sicurezza…

Visto che entrare in un posto del genere è stato così facile, quali pensi siano le implicazioni?
Penso siano varie. Innanzitutto, la maggior parte delle misure di sicurezza sono fatte per mettere paura alla gente. La mia opinione è che a Londra non c’è una vera e propria minaccia terroristica, né Al-Qaeda né niente… è tutto più piccolo di quanto ci fanno credere. In secondo luogo, la G4S ha preso così tanti soldi e ha avuto così tanto tempo a disposizione che avrebbero dovuto fare un lavoro migliore. E poi, se è così facile andarsene in giro con addosso un semplice gilet, e se io fossi un pezzo grosso lì, sarei piuttosto arrabbiato. È così che la vedo. I giornali mi chiedono spesso di occuparmi di casi di sicurezza, ma penso che in molti casi sia tutta un’esagerazione. Stavolta l’ho fatto perché volevo dare una dimostrazione, tutto qui.

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