
Artwork di Anna Magni
Questo post fa parte della nostra serie #Campaign4Change.
Sofia Gallotti è divenuta nota al grande pubblico italiano come metà insieme a Clod del duo Iori’s Eyes, che con le sue sonorità dream pop e lo-fi ha letteralmente segnato una frattura nella musica degli ultimi anni.
Videos by VICE
Nell’ultimo anno i due hanno messo un po’ da parte il lavoro in comune per dedicarsi a progetti personali, ma ci hanno rassicurato: è solo una pausa, in cui trovare nuovi spunti.
Quando le abbiamo chiesto quale delle campaign4change di Ray Ban sentisse più vicina, ha risposto senza esitazione Speak the truth! E non ci stupisce: i testi degli Iori’s Eyes sono sempre stati una pugnalata, per quanto dolce e sognante, per tutti quelli che sanno cosa significhi avere il cuore spezzato/essere giovani e non sapere dove andare/avere a che fare con i coetanei. E a sentire il mixtape che ha preparato per noi e le risposte che ci ha dato, sappiamo che anche il suo prossimo ep non sarà da meno.
VICE: Ho letto che fin dal liceo tu e Clod facevate musica insieme, ma tu come ti sei avvicinata alla musica?
Sofia Gallotti: Ho iniziato a suonare da piccolina, alle medie già frequentavo una scuola musicale. Nella mia famiglia si è sempre ascoltata tanta musica per mia fortuna e ho potuto ricevere in eredità le passioni musicali dei miei genitori che hanno ascoltato sempre più musica esterofila che altro, di tanti generi ed epoche diverse. Credo che però ci siano stati diversi momenti in cui ho capito l’importanza di fare musica nella mia vita.
Uno dei ricordi forse un po’ più malinconici ma forti che ho risale a un pomeriggio di tantissimi anni fa, ero ancora molto piccola ma suonavo già la chitarra classica e non me ne separavo quasi mai. Ricordo che ero andata a trovare mio nonno in ospizio e mi ero messa a suonare per lui qualcosa, forse delle cover dei Nirvana o dei pezzi di Segovia, non so. Ma mi è rimasta impressa quella sensazione di felicità, ero più felice io, era più felice mio nonno e tutti quegli che gli stavano attorno.
È un sentimento che forse ancora cerco nel momento in cui scrivo o suono per qualcuno, a volte anche solo per me stessa. Credo sia stato più questo che una canzone in particolare ad avermi spinta a far musica, che sia per questa sensazione che mi porto dietro che ritengo che la musica sia una delle cose più importante della mia vita. Sono io che ho bisogno di lei e non lei che ha bisogno di me.
Com’è trovarsi musicisti a tempo pieno?
A dir la verità fa abbastanza paura decidere di fare la musicista in Italia, ci vuole tanta forza di volontà. A volte si rischia di perdersi perché far sì che la tua passione diventi anche il tuo lavoro. Credo sia abbastanza complicato, in questo campo come anche in altri.
I miei esordi come musicista per fortuna sono dei bellissimi ricordi, tantissima gavetta, un sacco di fatica, ma anche tante soddisfazioni. Per non parlare poi di quante cose ti permette di vedere il suonare in giro. Poi è anche vero che se decidi di suonare deve piacerti il fatto che i tuoi ritmi di vita non siano come quelli della maggior parte delle persone. Me ne sono resa conto negli anni, soprattutto con gli amici e le persone che avevo più vicine.
Questo periodo senza concerti me lo ha fatto capire ancor meglio, e mi ha permesso di riavvicinarmi in maniera più presente alle persone a cui voglio bene, soprattutto alla mia famiglia.
Sofia Gallotti – Speak The Truth by #Campaign4change on Mixcloud
Quali sono le tue influenze musicali?
Spero che il mixtape sia più esplicativo di quanto io non riesca ad esserlo a parole. Come musicista sono molto legata a certi elementi ricorrenti, certi synth, il basso soul, un animo liquido e un suono caldo, ma in linea generale sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo che mi stimoli.
Le mie influenze musicali sono varie, mi piace ascoltare un po’ di tutto, anche generi molto distanti dalla musica che faccio. Sicuramente in questo momento ci sono artisti che mi influenzano più di altri, certi del passato come ad esempio Annie Lennox dell’album Diva, Kate Bush di Aerial, Bill Withers, Curtis Mayfield, Franco Battiato, Stevie Wonder, Marvin Gaye, ma anche molti del presente come Andy Stott, Arca, Banks, Caribou, FKA, Objekt, Kindness, Moderat, Oneohtrix Point Never; sono solo alcuni dei quali mi hanno particolarmente influenzata a livello di intenzioni musicali.
In realtà crescendo mi sono resa conto che la musica che si assorbe è più di quella che ci piace e che tante cose che influiscono quando scrivi musica in realtà le hai assorbite molto prima dell’essere cosciente che ti piaccia un certo suono più di un altro.
Gli Iori’s Eyes si sono guadagnati un seguito molto ampio e la cosa che a me piace molto è che è anche un seguito super partes, nel senso che ho visto veramente persone di ogni tipo ed estrazione musicale ai vostri concerti. Come mai secondo te?
Mi piace moltissimo che tu abbia notato questa cosa, sono contenta di questo risultato. Avere un pubblico vario secondo me è sintomo di ricchezza, nel senso di ricchezza umana. Stessa cosa penso a livello di generi non musicali, dove c’è varietà c’è bellezza.
Quali sono i tuoi progetti attuali, stai lavorando a qualcosa in particolare?
Nell’ultimo anno ho lavorato in uno studio dove produco musica per installazioni interattive e da quasi un anno sto lavorando con Riva, che mi segue in quanto produttore. Avevo delle canzoni da parte da tempo, dal 2013 più o meno, e quando ci siamo incontrati abbiamo capito che potevano prendere forma e diventare qualcosa di bello.
Il risultato di questo incontro è un progetto che si chiama Lim e un Ep che spero esca molto presto; sono molto contenta del risultato.
Verso che sonorità ti stai muovendo ora?
Assieme a Riva stiamo scrivendo dei pezzi che si spingono da ambienti da club a canzoni molto intime, con delle sonorità liquide e calde che mischiano elementi sonori del passato ad elementi più attuali.
In generale facciamo un sacco di ricerca, ricerca di sonorità stimolanti che diano più forza a quelle cose che scrivo e che ogni tanto devo far uscire.
La componente dreamy degli Iori’s credo sia rimasta costante e il lo-fi è un approccio che per quello che faccio a volte penso sia fondamentale, perché più diretto e senza filtri di maniera.

Foto di Germana Frattini
Come si scrive un pezzo? Questa è una cosa che a me sfugge completamente: prima la musica, prima le parole…
È una domanda interessante, anche io non so bene mai cosa rispondere. Ultimamente all’inizio di ogni pezzo nuovo c’è la ricerca prima di una sonorità, poi la melodia vocale e il testo spesso vengono fuori da sé. Per i testi prendo appunti quando sono in giro, ma in ogni caso vengono fuori solo quando ho delle cose da dire che in altro modo non riuscirebbero a uscire. Quello che scrivo è sempre qualcosa che mi preme: mi sono accorta di non riuscire a scrivere niente senza essere onesta con me stessa.
Una cosa che mi colpisce sempre molto delle canzoni degli Iori’s è che le sonorità sono spesso quasi ipnotiche, però le parole sono estremamente profonde.
Credo siano caratteristiche legate molto a me e a Clod e ai nostri diversi gusti e modi di approcciarci alla musica e alla vita. Credo che uno dei nostri punti di forza fino ad ora siano state le differenze tra me e lui.
Hai altre passioni, a parte la musica?
Oltre la musica amo tantissimo il cinema e le piante, e mi piace tantissimo mangiare, cosa che credo non si direbbe.
Qual è la tua idea di cambiamento?
Sentirsi liberi di cercare ciò che ci stimola di più.
Questa è la campaign4change di Sofia. Qual è la tua? Condividila su #Campaign4Change
Altro
da VICE
-

Kieran Frost/Redferns -

Screenshot: Pokemon GO

