Music by VICE

Mezz'ora a cuore aperto con Nitro su 'GarbAge'

“O cacci i pensieri sul foglio perché non ti stiano più in testa, oppure ti ritrovi a dire solo cazzate”: abbiamo cercato di capire da dove nasce la rabbia del rap di Nitro.

di Daniele Ferriero
18 marzo 2020, 12:26pm

Fotografia di Roberto Graziano Moro

Ci guardiamo attraverso lo schermo e come in uno specchio, io e Nitro siamo entrambi seduti al chiuso di una stanza, da soli e vicini al tavolo apparecchiato con i nostri ammennicoli: lui ha i suoi strumenti, l’impianto e i microfoni; io i taccuini, la tastiera e i miei appunti. Al tempo stesso è una maniera bizzarra per cominciare un’intervista faccia a faccia, e la più naturale possibile, distanti come possono esserlo due persone che non si sono mai viste prima e lontani come chiunque altro, nella quarantena.

Da quello che ho ascoltato, letto e visto, ho però l’impressione che la situazione non lo colga impreparato. “Non cambia nulla,” mi conferma, “è proprio come nella prima barra del freestyle che ho fatto uscire pochi giorni fa. ‘Il virus mi dà fastidio a malapena, perché sono due anni che vivo in quarantena’. È la descrizione perfetta di questo momento, del luogo anche mentale in cui sono stato negli ultimi 7 o 8 mesi per costruire GarbAge. A dirla tutta, sono due anni che praticamente non esco. Ma da settembre è cominciato il trip serio, quando ho cominciato a chiudermi ogni giorno in studio con Stabber”. Incredulo, rilancio, Nemmeno a fine giornata, per staccare e vedere qualche amico?

Nitro Garbage
La copertina di GarbAge di Nitro, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

È paradossale parlare di amici e concedersi il lusso di pensare al proprio isolamento come un fatto artistico o professionale, mentre le nostre facce si espandono nella cam e ci scrutiamo l’un l’altro consapevoli di quello che (non) accade fuori a causa del COVID-19. “Al massimo al bar, a bere due cose per poi tornare indietro e continuare. Non credere, a me piace e piace tanto. Sapessi quanto cazzo è difficile tirarmi fuori di casa quando sono in mood da fare dischi. Specialmente adesso che ho il mio spazio e studio,” mi racconta allargando fisicamente e con un gesto lo sguardo lungo tutte le quattro mura della sua stanza.

"Non puoi vederli, ma qui ho tutti i miei marchingegni. Mi sento come il ragazzino più fortunato del mondo nella cameretta dei suoi sogni, tanto che sto finendo per appassionarmi indirettamente a milioni di cose diverse, studiando con la drum machine o la tastiera. E prendo anche lezioni di canto, di musica e pianoforte. Sto imparando a riconoscere tutte le scale e tutti gli intervalli, per capire anche meglio come spostarmi nel mio range di note. Una volta che come cantante capisci dove va la tua estensione vocale, puoi lavorare su come raggiungere più note e superare i tuoi limiti, ma soprattutto puoi imparare dove potertela giocare. Nel tempo libero suono sempre, e che si tratti di scrivere, creare, o aiutare gli altri musicisti sono sempre chiuso qui dentro. E sto benissimo”, mi racconta con un sorriso ancora più evidente.

"Sapessi quanto cazzo è difficile tirarmi fuori di casa quando sono in mood da fare dischi."

L’impressione è che il percorso del Nitro musicista abbia finito per incrociare quello dell’uomo e del semplice appassionato di musica. Il risultato è una maturazione imprevista, la necessità di ampliare gli orizzonti e sviluppare una diversa grammatica sonora, come uno stato postembrionale di una nuova creatura. “GarbAge è stato registrato nello Studio Machete, certo, ma è stato prima pensato qui. Esattamente come un figlio: nasce in ospedale ma lo concepisci da un’altra parte. Una canzone come 'Cicatrici”, con i suoi ‘Hai mai saltato nell'oblio/ Quando non c'è più scampo? / Hai mai chiesto un placebo a Dio / Se non c'è nulla in cambio?’, è nata letteralmente su questo tavolo davanti a cui sono seduto.

"Credo sia anche il motivo per cui il disco è venuto così ibrido. Stavo qua e provavo”—e provando riportava in circolo un approccio diverso, più libero e meno ancorato a schemi ormai collaudati: “Secondo me la situazione ha rievocato molto anche camera mia, un ambiente dove fregarsene metaforicamente di tutti e ascoltare tutta la musica che volevo, da un genere all’altro, senza interessarmi a quel che diceva la gente. D’altronde, quando ero io adolescente la musica era abbastanza schierata. C’erano i metallari, i truzzi… oggi si usa tanto il termine gang. Ma una volta la musica era davvero molto più gang. Era a compartimenti stagni.”

Nitro è arrivato a una maturazione imprevista, alla necessità di sviluppare una diversa grammatica sonora, come una nuova creatura.

A quelle barriere Nicola, questo il suo vero nome, è tornato per tirarle giù metodicamente, tanto che quando gli faccio notare quanto il suo approccio mi abbia ricordato spesso una sorta di crossover, come il genere musicale in voga a inizio Duemila, mi conferma: “Mi sono studiato e riascoltato proprio quei dischi, alcuni dei quali sono stati per me formativi: il primo Korn del 1994 e il primo dei System of a Down, poi sicuramente gli (Hed)Pe, gli Head Planet Earth, che sono il mio gruppo preferito. Li conosco e sono anche venuti a casa mia, ogni volta che passano a suonare in Italia li vado a beccare. Ho anche la loro bandana, guarda,” mi dice indicandomi la sua testa scapigliata ma imbrigliata proprio da quella bandana in nero e bianco.

"Me l’hanno regalata proprio loro", continua. "Sono un’ispirazione enorme e se li ascolti capisci molto il suono di Nitro: loro rappano, ma ci mettono dentro il metal, il growl, il reggae, il punk e lo scream anche se la canzone rimane rap. A me piace proprio sguazzare dentro questa concezione della musica. E poi ho riascoltato i dischi dei Gorillaz, dei Pink Floyd e dei Led Zeppelin, e a una certa ho persino ascoltato per un giorno intero Screamin’ Jay Hawkins.” Tutto da solo, chiedo?

Nitro
Fotografia di Roberto Graziano Moro

Figurarsi. “Stabber e Slait della Machete Crew mi hanno aiutato tantissimo. Slait, ha la grande dote di capire i cazzi degli altri e di lavorare dietro le quinte, lasciando tutta la libertà dovuta e voluta. Mi ha lasciato lavorare con Stabber come se fossimo in un immenso parco giochi fatto di musica. Ogni giorno in studio fino a orari improponibili. E lui sempre presente, a supervisionare. Ma quello che si è sorbito rotture di cazzo persino maggiori è stato Stabber: santo subito, pazienza infinita. Anche per i miei scompensi emotivi barra psicologici, d’artista.”

Più che un cliché, l’esigenza di restare vero e a contatto con se stesso e i propri dubbi, “Mi posso svegliare la mattina ed essere convinto di non sapere fare nulla. Lo so che la gente non lo crede, che ha questa immagine super sicura di me che non capisco chi l’abbia instillata, visto che è dal primo disco che mi piango addosso. Sono una persona che pensa tanto. E come tutte questo tipo di persone, o cacci i pensieri sul foglio perché non ti stiano più in testa e fai i dischi come i miei, oppure ti ritrovi a dire solo cazzate, fare solo puro intrattenimento e non pensare al resto, ai pensieri negativi. Sono entrambe soluzioni ottime, intendiamoci. E non è detto che a quarant’anni decida finalmente di divertirmi. Visto che a venti facevo dischi con la testa del quarantenne."

"Non è detto che a quarant’anni decida finalmente di divertirmi. Visto che a venti facevo dischi con la testa del quarantenne."

Una bella mutazione davvero, ma ho l’impressione che quella affrontata con Stabber non sia stata solo di natura emotiva o psicologica quanto schiettamente musicale. Perché, tocca ammetterlo, Nitro rischiava di rimanere confinato a tratti al ruolo di macchietta preda della sua rabbia, delle dimensioni anche fisiche della sua energia, all’interno dello squadrone Machete. “Io sono sempre stato tutto istinto, adesso voglio metterci anche un po’ di intelletto. Con Stabber ci siamo proprio detti: proviamo a isolarci totalmente dalla musica che sta uscendo in questo momento in Italia, non ascoltiamo più niente se non roba che ci ha cambiato la vita o che viene da fuori. Ma non solo USA, anche da UK e dall’Asia, dal Brasile e Sud America."

"È stata una scelta controcorrente e voluta," continua Nitro, "perché oggi l’andazzo è: fai e produci. E poco considerato è il: fermati, pensa e solo dopo agisci. Penso che per interiorizzare una tecnica, come nel rap, all’inizio il suono possa risultare un po’ legnoso, ma una volta che la impari diventa parte di te e ti viene naturalmente. GarbAge è stato fatto proprio per formare un imprinting che mi dia la possibilità di pensare in maniera molto più aperta musicalmente. Io e Stabber siamo proprio sulla stessa lunghezza d’onda. Non è solo un bravissimo producer, è anche un eccezionale arrangiatore. Se questo disco vi suona matto, i prossimi saranno ancora peggio. È la mia metamorfosi: sono ancora io ma sto già diventando un’altra cosa.”

"Se questo disco vi suona matto, i prossimi saranno ancora peggio. È la mia metamorfosi: sono ancora io ma sto già diventando un’altra cosa."

Con la metamorfosi torna l’idea della fase di passaggio, di una maturazione in atto ma non ancora del tutto compiuta, come testimonia anche il riscontro frammentato dei fan e degli ascoltatori, divisi tra il solito apprezzamento e vari fraintendimenti. “Capisco bene, e qui lo dico, che una traccia come ‘Rap Shit’ possa sembrare preparata a tavolino, grazie al featuring con Gemitaiz e al ritornello affidato a tha Supreme. Ma è una stronzata. Ero in un momento particolare della lavorazione, un po’ bloccato, e Davide e Stabber mi hanno invitato a Roma per staccare un po’ da Milano e dalla trafila dello studio dove ero piantato già da cinque o sei mesi. Come ho esplicitato anche nel pezzo. Dunque, ci siamo trovati e abbiamo cominciato a lavorare. Davide ha scritto mezza strofa, io mi sono esaltato e ho d’istinto registrato la prima barra, dove ho provato a sperimentare con questa voce bassissima e strana, che cerco da anni di affrontare, una voce un po’ alla Busta Rhymes. Mancava però il ritornello."

E da dove è arrivato, il ritornello? "Per chiedere una penna sono entrato da Slait, a fianco dello studio dove stavamo lavorando, e ci ho trovato Young Miles e tha Supreme. Abbiamo chiacchierato e mi han chiesto di sentire qualcosa del disco. Supreme si è preso benissimo ed è diventato naturale chiedergli se volesse partecipare, dandogli poi totale libertà. Visto anche il poco tempo a disposizione e la struttura del pezzo, ha dimostrato grande intelligenza compositiva nel lasciar rappare noi e limitarsi solo al ritornello. Credo, anzi, sia proprio questo a rendere il pezzo vincente, insieme alla melodia quasi orientaleggiante che ha tirato fuori, a cui io non avrei mai pensato. Niente mail, niente discorsi a tavolino. Persone reali beccate in occasioni reali.” Non posso a questo punto non chiedergli se lo stesso discorso è valido per le altre collaborazioni presenti nel suo GarbAge.

Nitro
Fotografia di Roberto Graziano Moro

La conferma arriva in velocità, “Assolutamente. Per esempio, vale per 'Gostoso' con Giaime e Andry The Hitmaker. Ero con la mia ragazza al concerto di Anitta, noi stavamo ballando e li ho incontrati entrambi per puro caso, dando vita a una situazione tipo quella nel meme di Spiderman. Abbiamo persino scoperto che tutte e tre le nostre morose sono brasiliane. Abbiamo passato una bellissima serata insieme e il giorno dopo in hangover non ho resistito, li ho chiamati e detto loro che dovevamo fare qualcosa insieme. Così è nato il pezzo, con il suo slang pseudo brasiliano. Perché quando ci mettiamo a fare gli zarri lo facciamo sul serio, non giochiamo. Tuttavia, mi spiace il pezzo non sia stato preso bene. Non è stato molto capito, direi, ma può essere dovuto anche al fatto che il funk brasiliano è molto particolare e ha un suono molto fisico.”

Probabile, certo, ma l’impressione è anche che l’eventuale scontento rientri in una criticità più grande, quella di chi si aspetta un’omogeneità nei suoni che rasenta l’abitudine e la routine stilistica. Per questo diventa molto interessante chiedersi come sia andata anche per l’energica e nervosa “MURDAMURDAMURDA”: “Quel pezzo lo volevo fare da tre anni. Quel campione lì è di Lou X e Disastro, tratto da ‘La ragione e l’odio’, è il mio sogno da sempre, l’unica cosa che da piccolo mi ha fatto pensare che in Italia ci fosse qualcuno come i Cypress Hill. È ancora incredibile e, se penso che è uscito quasi contemporaneamente agli stessi Cypress Hill, mi vengono i brividi. Ogni volta che qualcuno dirà che non faccio rap dovrà sentirsi ‘sta roba, c’è tantissimo della mia gioventù e di quello che ho amato, lì dentro."

"Di certo non eravamo alla spasmodica ricerca del singolone."

E ancora: "Ocean Wisdom ha voluto partecipare dopo aver visto il mio Colors. Mi ha contattato lui, ci siamo visti, piaciuti e abbiamo collaborato insieme. Mentre i Ward21 li ho raggiunti grazie a un amico che si occupa di musica dub/reggae e conosce un po’ tutto il giro, mi ha fatto conoscere il pezzo fatto con Major Lazer, oltre a tutto il resto della loro carriera che forse io ero ancora troppo piccolo per apprezzare. Qui ho voluto sperimentare questa sorta di rap-reggae. Tanto, di certo non eravamo alla spasmodica ricerca del singolone.” E di certo la ricerca della hit non è mai stata la priorità per Nitro, e meno che mai lo è adesso.

“Sai quante volte crescendo mi hanno fermato per strada e insultato in faccia,” mi chiede, “‘Dove vai? Sei una merda, la tua musica fa schifo’. Mi hanno mai fermato? No” e non fatico a crederlo, non di fronte a tanta foga e, soprattutto, non di fronte ai risultati raggiunti. “Voglio migliorarmi in continuazione fino a essere considerato uno degli artisti migliori di ‘sto cazzo di posto. È vero che almeno una volta a disco penso di smettere. E, ti dico, non è ancora detto il contrario. Potrei mettermi a fare qualcos’altro, ho le capacità e i mezzi. Però c’è una parte di me che dice: non te la do vinta. Dopo anni di lavoro persi a dare il meglio non solo per sé ma anche per gli altri, per le persone a cui piace la tua musica… non è vero che non ti affezioni alle persone, ai tuoi fan. Ne ho almeno 10 o 15 che conosco per nome, che becco ogni tanto e a cui voglio davvero bene.” Un affetto che non sembra affatto parte di un racconto, quanto della necessità specifica di lanciare il cuore a ogni tratto, che lo voglia o meno.

“Sai quante volte crescendo mi hanno fermato per strada e insultato in faccia? Mi hanno mai fermato? No."

D'altronde, è quello che succede se, come Nitro, hai cominciato da giovanissimo: "Ho dovuto lottare per essere quello che sono. Forse è questo che mi fa sentire perennemente inopportuno. Però è anche la mia forza e devo imparare a conviverci. Staccare dal telefono e dai social e mettermi a scrivere. Ho visto come ti cambia la vita," anche se quei social comprendono il solito Instagram, ma anche chicche quali Pinterest o Busuu, segno di una ritrovata leggerezza. "Ho cominciato a pensare al mio benessere. Non ho più tempo per le situazioni negative. Voglio solamente imparare, divertirmi, fare e vedere cose. Andare a sentirmi qualche stand up comedian, la mia passione: magari uno tra Filippo Giardina, Giorgio Montanini, Giorgio Magri, Luca Ravenna e Tommaso Faoro, un altro veneto, che ti fa pisciare addosso dal ridere. Oppure, voglio poter dare qualche consiglio ai ragazzi che si approcciano a questo lavoro, come J. Cole che intervista Lil Pump, come hanno fatto altri come Bassi Maestro con me quando ho cominciato. Eravamo io e Rocco Hunt, due pargoletti", e un poco di malinconia.

"Casa mia è aperta a chiunque voglia fare rap. Salmo un giorno mi ha detto: quando tu hai i mezzi per far venire fuori qualcuno che merita, se non lo fai sei un codardo. Questa idea mi ha cambiato la vita.
Perché comunque nella vita normale, fatta di spese, mutui e cazzi e mazzi, ci sono già tanti problemi, non dobbiamo anche farcene di ulteriori, e magari di virtuali. Soprattutto in quello che facciamo per divertirci. Dobbiamo smetterla di farci influenzare negativamente dal giudizio altrui." E il tuo ultimo disco come si inserisce in questo discorso? "GarbAge significa proprio dire che Nitro non è più Nitro, che niente è più come prima, quindi tutto vale tutto. Che piaccia o meno, ho fatto quel che volevo. 'Coltivo dove tutti han detto che non cresce un cazzo', come dice Esa. Mi sono tanto divertito e chi se ne frega del resto. Basta!"

Daniele è su Instagram e Twitter.

Segui Noisey su Instagram, YouTube e Facebook.

Tagged:
Noisey
Machete
rap italiano
nitro