Artwork di Alberto Brunello.
Il kuru è una patologia neurologica che colpisce in prevalenza le popolazioni native della Nuova Guinea, e porta i malati a costanti perdite di equilibrio, tremori, movimenti oculari involontari, e infine morte. Oggi è quasi del tutto debellata, grazie agli studi di ricercatori negli anni Cinquanta che hanno ricondotto la diffusione della malattia all’occasionale ingerimento di cervello umano, durante determinati riti sacri a carattere cannibalistico. Non è difficile immaginare l’origine del nome del quasi omonimo collettivo trentino di cui parliamo oggi, viste queste premesse.
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Gli Electric Kuru prendono forma nel 2013 in forma di duo (batteria e sax), ma a partire dal 2015, con l’omonimo 12″ uscito per Storm Records, la formazione si allarga e introduce nuovi elementi sonori, quali basso, chitarra e vari fiati, come testimonia questa foto caricata sul loro Tumblr. Musicalmente il loro è un territorio che accoglie le derive più mantriche e oscure del free jazz e del drone, con costante emanazione di energia spirituale facilmente associabile al kuru di partenza. L’ultimo loro lavoro si chiama Zugunruhe, esce oggi per diNotte Records e Non Piangere Dischi, ed è l’incarnazione perfetta di tutto questo, anche a partire dal nome.
Zug in tedesco significa viaggio, migrazione, mentre Unruhe ansia, angoscia. Lo Zugunruhe quindi è il nome dell’irrequietezza che colpisce molti animali migratori, in particolare gli uccelli in cattività a cui non è permesso migrare, e che altera loro molte delle loro funzioni vitali. Molti studi stanno dimostrando che è un meccanismo endogeno a cui sono soggetti anche specie sedentarie. A questo punto la metafora con l’uomo e la sua costante necessità di spostamento è immediata, ma sono tempi bui ed è sempre bene ribadirla. Potete ascoltare in anteprima Zugunruhe qua sotto.
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