Premi Pulitzer sotto anfetamina

Questo post appartiene alla nostra serie sul meglio del catalogo Sky Online.

Ci sono dei film che partono avvantaggiati rispetto ad altri. Uno di questi film è Killer Joe.

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La meno importante delle ragioni che ci portano a questa conclusione è la presenza di Matthew Mc Conaughey che, incredibile a dirsi, accettava parti molto complicate di pazzi maledetti anche quando tu non avevi da berciare su True Detective e le insospettabili pieghe della sua carriera, cioè nel 2011.

Poi vengono le ragioni un po’ più importanti, come ad esempio William Friedkin. Lui non dà interpretazioni che definirai “incredibili” o “pazzesche.” In compenso ha diretto roba come L’esorcista e The French Connection e, all’età di settantasei anni, si mette ad adattare una piece teatrale di black comedy riguardante un poliziotto-sicario. Giusto per non farsi mancare nulla questa piece teatrale nello specifico era stata scritta da Tracy Letts, premio Pulitzer.

Senza concentrarsi sul pedigree, comunque, Killer Joe è semplicemente la storia fuori di testa di Chris, giovane redneck e promettente spacciatore che si trova a dover saldare un debito al di sopra delle sue possibilità e, come avrebbe fatto chiunque, decide di far uccidere sua madre per incassare i soldi della polizza assicurativa.

Naturalmente questo mette in moto una serie di eventi folli che non starò qui a elencare, ma che mettono a dura prova la tua sanità mentale senza essere il riassunto dell’operato della dirigenza del PD degli ultimi anni, ma anzi, in maniera molto piacevole.

Infatti Killer Joe è piaciuto più o meno a tutti, non esiste una recensione che non sottolinei (subito dopo l’aver detto che si tratta di un film super matto) quanto la sceneggiatura sia brillante e divertente e quanto le interpretazioni dei protagonisti siano massicce e credibili.

L’impostazione teatrale di base è molto evidente, nel modo in cui viene gestita la regia e anche nel modo in cui la storia si dipana, ma lo stesso non si ha l’impressione di star guardando una piece “filmata” come succede spesso in questi casi, probabilmente perché c’è una buona dose di sangue e violenza a tenerti impegnati i pochi, affaticati neuroni.

Forse però l’elemento più bello del film è proprio quello “paesaggistico”. Nonostante non si possa considerare un ritratto fedele del cafonissimo sud degli Stati Uniti Friedkin riesce lo stesso a far passare quel senso di ignoranza, staticità e zanzare che vengono in mente pensando a quelle zone o a Porta a Porta

Lo stesso personaggio interpretato da McConaughey è una specie di uomo di Cro-Magnon antenato del personaggio che andrà a interpretare in True Detective, anche se dagli accenti decisamente più brillanti: uno sbirro che se ne va in giro vestito di nero e con la macchina senza targa a uccidere persone disarmate nel tempo libero. 

A quanto pare non esiste una persona che abbia guardato Killer Joe e si sia annoiata o, se esiste, non ha una connessione internet o un contratto con un giornale che gli permettano di lamentarsene pubblicamente. Presentato a Venezia e nel circuito festivaliero non ha esattamente sbancato in termini di premi, ma lo stesso è circondato da un amore folle e universale che non è una cosa che succede spessissimo.

Comunque se sei antipatico o sei una di quelle persone che trae grande piacere nel trovare incoerenze e buchi di sceneggiatura nei film, non guardarlo. Non è un film per te. 

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