Qualche giorno fa, il comitato di redazione del New York Times ha pubblicato un editoriale in cui si esultava per l’abrogazione del divieto di governo federale sulla marijuana. Il motivo principale dei festeggiamenti, a parte il fatto che fumare prato è una figata, è stato il seguente:
I costi sociali derivanti dalle leggi sul possesso di marijuana sono devastanti. Secondo i dati dell’FBI, sono stati effettuati 658.000 arresti per possesso di marijuana nel 2012, in confronto ai 256.000 per cocaina, eroina e derivati. Ancora più grave è il modo con cui queste leggi vengono applicate, specialmente nei confronti dei giovani afroamericani, che vengono sbattuti in galera e trasformati in criminali e veri e propri spacciatori.
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È in corso un dibattito riguardante i benefici della marijuana, ed è evidente che i problemi di assuefazione e dipendenza siano relativamente minori, soprattutto se confrontati con alcool e tabacco. L’uso moderato di marijuana non sembrerebbe costituire alcun un rischio negli adulti sani. La marijiuana è l’alternativa ai farmaci più pericolosi i quali hanno il 100% di possibilità in più, di portare a commettere omicidi, stupri e suicidi.
Qui a Noisey siamo completamente d’accordo, già in passato avevamo discusso dell’uso di marijuana, impegnandoci per scoprire i cannoni più grandi mai postati su Instagram e abbiamo creato una playlist di 420 canzoni sulla marijuana (così lunga che ce la stiamo ancora ascoltando ).
In altre parole, finalmente il New York Times si è ritrovato d’accordo con la straordinaria lungimiranza della redazione di Noisey.
La cosa è abbastanza esilarante, considerando il loro recente tentativo di rovinarci la fattanza. Lo scorso gennaio infatti David Brooks ha pubblicato un articolo abbastanza stupido intitolato “Marijuana: ci sono già passato” in cui racconta la sua esperienza personale con la ganja, durata sì e no 30 secondi, ma nei quali è apparantemente riuscito ad arrivare alla conclusione che il consumo di marijuana sia un male. In seguito alla legalizzazione, Maureen Dows si è recata personalmente in Colorado per poter scrivere un articolo e sperimentare di persona, ma ha evidentemente mangiato uno space brownie di troppo perché è finita col rinchiudersi strafatta nella sua stanza di hotel (si è dovuta mangiare circa 17 tazze di cereali per riprendersi, ma questo non l’ha scritto nell’articolo).
Ma, hey, la gente cambia, e noi di Noisey vogliamo complimentarci con il New York Times per esserci finalmente arrivati. Il punto è che uno dei maggiori ostacoli alla legalizzazione, negli ultimi 40 anni, è stata la percezione sociale, l’idea che la ganja fosse solo roba per rastafariani o aspiranti hippy, o comunque gente che ascolta Bob Marley tutto il giorno. Perché insistere sull’idea di non poterti fumare erba anche se non vivi in una roulotte quando è dimostrato che la marijuana rende, tra le altre cose, anche la musica più piacevole? A chi non piacerebbe che la musica fosse ancora più piacevole? A nessuno, ecco a chi. Dal momento che ci occupiamo di musica, sentiamo che è nostro dovere sottolineare questo aspetto.
Inoltre, è anche nostra responsabilità citare il Times e ricordare quanto il proibizionismo sia legato al razzismo e ad una legislazione discriminatoria, a una percezione che ha un effetto dannoso su molte delle situazioni musicali di cui ci occupiamo. I risvolti discriminatori che assume l’applicazione delle leggi sul controllo della marijuana sono il motore della criminalità e della tensione sociale che esistono in realtà come Chiraq a Chicago o Compton. Per non parlare di quando Wiz Khalifa fu sbattuto in cella per il possesso di un po’ di marijuana sul suolo texano. Pensate a quanto sia stato terribile quel periodo in cui non c’era nessuno a cantare “We Dem Boyz”… dicevamo?
Personalmente parlando, la marijuana mi ha aiutato non solo a godermi un miliardo di volte di più la musica, ma mi è anche stata di aiuto con problemi legati ad ansia, frustrazione, rabbia ed altre situazioni che ho dovuto affrontare nel corso della mia breve vita. Questo non è per dire che dovremmo essere irresponsabili—quando sarà finalmente legale, anzi, credo che la vendita di marijuana dovrebbe essere rigorosamente regolamentata e tassata—ma è incoraggiante il fatto che potrei probabilmente accendermi un cannone davanti ai miei genitori senza problemi, mentre si godono i loro bicchieri di vino: sarà tutto bellissimo, e non morirà nessuno. Cazzo, magari me la dovrei fumare con loro. Ma una cosa è certa—qualsiasi musica ci sarà in sottofondo sarà sempre molto meglio dell’orginale, perché saremo tutti strafatti, e chissà, forse questo sarà l’inizio di una nuova età d’oro del jazz, ma molto più fica.