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L'influenza di Gomorra sul rap francese

I rapper marsigliesi sono in fissa per Scampia e le storie di criminalità organizzata. Abbiamo parlato con Vale Lambo della matrice di questa mania.
22.10.15

Le Vele di Scampia in un frame da Gomorra.

Non ho mai visto Gomorra e, a questo punto, credo non lo farò mai. Ho sempre odiato essere “in ritardo”, ci misi un po' a trovare un metodo alternativo a trovare le puntate su Internet e quando finalmente mi stavo convincendo a guardare la prima puntata ci hanno pensato i The Jackal a saturare la mia home di Facebook, quindi ho desistito. A quel punto, essere tagliato fuori dal mondo era una presa di posizione, una scelta consapevole. Devo ammettere che sto procrastinando anche perché Gomorra mi intimorisce: sento che mi coinvolgerebbe troppo, che sarei inghiottito da tutto quel “buio” dell'animo umano, come quando vidi Romanzo Criminale-La Serie per due volte di fila e poi immaginai di essere Il Freddo così intensamente che decisi di smettere, come fosse stata una droga con effetti particolarmente invasivi. Quella dell'immedesimazione, specie con il mondo criminale, così lontano e così affascinante quando romanzato, (s)fortunatamente, non è un problema solo mio. Anzi, probabilmente, questa lettura è la più corretta quando si cerca di capire il successo di serie come Gomorra: per quanto la critica di tutto il mondo la cataloghi quasi come un “documentario” per il suo ultra-realismo, la realtà è che il male ci affascina e non poco. L'ho visto negli occhi di mio fratello, che invece di essere in ritardo sull'internet se n'è sempre fregato e si è fatto una due giorni chiuso in camera per poi uscire a recitare battute a memoria. Qualche settimana dopo, tornato da Marsiglia per una vacanza studio, mi raccontò di come non solo i nostri amici fossero impazziti per “Sta senz' penzier'” e simili, ma che anche là Gomorra aveva spopolato, probabilmente per la passione nutrita da una cerchia di abitanti di quella città per la criminalità organizzata italiana, che li porta a vestire tutone della FILA con bling bling che terminano in sagome della Sicilia in oro o simili. In definitiva, in Francia hanno apprezzato Gomorra quasi quanto in Italia, tanto da far finire la serie più volte su Le Monde e da realizzare circa un milione di spettatori alla prima trasmissione sul piccolo schermo d'oltralpe. Ovviamente, visti i numeri, il fenomeno non ha attecchito solo nella città di Marsiglia, ma in tutta la Nazione.

Come in Italia, dove la febbre da

Gomorra

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ha colpito, tra gli altri, Marracash in “Bentornato” e Gué Pequeno in “Zarro”, due canzoni nelle quali si fanno espliciti riferimenti alla serie, rinnovando la legacy del binomio rap-cultura di strada.

Ma se in Italia, appunto, si limitava alle citazioni (lo stesso Luché in “E' Cumpagn' mie” ripete il tormentone “Ci penz' facc' na pisciata e ci penz'”) e quindi a un richiamo solo uditivo, ci sono dei rapper francesi andati così fuori per Gomorra che hanno preteso di venire a girare i propri video a Scampia.

I primi, in ordine cronologico, sono stati i PNL, duo parigino. Del loro “miracolo”

abbiamo già parlato su queste pagine

. Nel video “Le monde ou rien” le vele di Scampia campeggiano imponenti alle spalle del duo e dei loro soci, mentre i rapper cantano di Gucci e Dolce & Gabbana, linkandoli a cocaina e Romeo e Giulietta, in un'incredibile varietà di citazioni, nemmeno troppo originali, a dire il vero.

Ultimo ma non ultimo, invece, è stato SCH a intitolare un pezzo proprio “Gomorra” e a girare il video tra Marsiglia e Scampia, per la gioia di mio fratello. Questo brano è accomunabile, per testo, citazioni e messaggio contenuto, al già citato web-single di Luché “E' Cumpagn' Mie”. Per sonorità il pezzo è molto più francese di quello del membro di Roccia Music, come ovvio che sia, con quella linea melodica che ultimamente inizia a spopolare anche qui.

Il giorno dell'uscita di questo secondo video, uno sparuto gruppo di rapper (napoletani e non) ha riconosciuto la paternità dell'idea del video rap a Scampia a un giovane artista campano, che negli ultimi mesi ha rilasciato tre singoli che hanno riscosso l'attenzione di artisti come Don Joe e i 2ndRoof.

Il suo nome è

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Vale Lambo

e probabilmente lo conoscete per il remix di “Cioccolata” di Maruego o per la canzone della quale andrò a parlare.

"È meglio Pe' Loro" è stata la colonna sonora della mia estate grazie alla segnalazione di un amico. Per sonorità e linguaggio, il pezzo sembrava, specie per chi ha poca familiarità con il dialetto napoletano, un brano di un'altra Nazione. Il suo essere così cadenzato e lamentoso mi fece ereggere a “mito” questo ragazzo e a canzone da viaggio in macchina preferita “È Meglio pe' Loro”, appunto.

Visto il rumore dei due video francesi e l'accostamento descritto in precedenza, ho provato a chiedere direttamente a Vale cosa pensasse delle canzoni di PNL e SCH.

Ciao Vale: visto il rumore di queste ore, ho pensato fosse giusto chiedere un tuo parere su questi due brani. Cosa ne pensi da un punto di vista musicale?

Penso che siano due brani molto validi, poi io ho un debole per il suono francese, è più vicino al mio immaginario di musica. I PNL li conoscevo da più tempo, li ritengo molto forti, il secondo, invece, l'ho conosciuto in questa occasione e ho finito per preferire lui ai PNL. Dice frasi molto crude, sembra quasi che ti stia parlando mentre canta, poi è più melodico, più cantato. Mi ci riconosco: nelle mie liriche prolungo le parole per cercare di dare melodia al brano, per questo mi sento vicino alla Francia, nonostante la costante ricerca di originalità nei miei pezzi.

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E cosa pensi della scelta delle location dei videoclip?

Penso che sia un messaggio positivo il fatto che artisti molto conosciuti o sotto contratto Def Jam scelgano Scampia e/o Secondigliano come location di un loro video piuttosto che un luogo dove si respira il benessere. Sarò di parte, ma questo rispecchia davvero la merda in cui viviamo, la gente che vive qua è così! Apprezzo dunque il fatto che qualcuno possa ammirare Napoli, non tanto per la malavita, ma per il modo in cui reagiamo alle cose. Poi c'è anche tutto un discorso musicale: non escludo che possano sentire il nostro suono simile al loro e abbiano scelto Napoli anche per questo motivo.

Quindi secondo te mostrare e cantare Scampia è un po' un inno a chi riesce a uscire dal sistema?

Sì, alla fine credo di sì. Chi riesce a reagire e raccontare ciò che accade nel rione come me o come loro, scrive degli inni. È un modo di dire “Io sono qui, ho vissuto queste situazioni e con questa gente, ma ora faccio musica e esprimo tutto nelle canzoni”.

Poi non avrei bisogno di dirlo, né di “sputtanare” sempre Secondigliano, ma tu pensa che questo mentalità è arrivata a loro che vivono in Francia. Pensa noi, che qui ci viviamo e che conviviamo con questa non ti dico tutti i giorni ma quasi.

Io abito vicino alle palazzine celesti, non faccio parte del sistema, ho amici che invece ne fanno parte e mi piace raccontarli in musica, perché comunque il mio stampo è quello, il mio modo di pensare è quello. Non violento, assolutamente, ma ribelle e aggressivo, anche per far capire certe tematiche.

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Per te cosa significa fare rap a Secondigliano?

Significa comunque cercare di far capire ogni giorno alla gente la vera realtà in cui viviamo. Credo che un po' questa denuncia sia emersa, ma non vivendola la gente ha iniziato solo ad immaginarsela. Io non credo che parlare di Gomorra e camorra nei testi sia sinonimo di maltrattare Napoli. Noi in questa città abbiamo una cultura musica vastissima, che parte dal jazz per arrivare al rap di strada, che parte dai monumenti e dalle cose belle per arrivare alla camorra. Perché non raccontare ogni aspetto? La gente sa già di questa situazione, non parlarne sarebbe ipocrisia. Quindi fare rap a Secondigliano vuol dire aver trovato una valvola di sfogo per la rabbia e i complessi causati da ciò che ho vissuto. Fare musica qua non è facile, per questo sono grato a chi ci apprezza.

Invece mi incuriosisce molto sapere il significato di “E' meglio pe' loro”. Come nasce il brano? Perché alcune scelte come il video in bianco e nero? Per esempio la sonorità mi fa pensare quasi a una preghiera…

Il video, girato grazie a chi ha creduto in me come la mia squadra 365muv, è in bianco e nero perché volevo dare al tutto quasi una valenza storica. Al di là dell'effettivo successo del brano, è un pezzo a cui sono molto legato, perché parla delle mie origini, della mia terra, delle mie

scimmie

, inteso come gli amici, i fratelli, i bimbi del quartiere.

Sì, potrebbe essere quasi una preghiera. Ogni mia frase ha una storia dietro, io racconto tutto quasi come un lamento per reagire e spingere chi ascolta a fare lo stesso. E non potevo fare altro che una specie di preghiera nello slang napoletano al nostro dio di m*rda lassù, ma è una preghiera soprattutto per la gente. Quello che dico io potrebbe essere detto da qualsiasi abitante delle mie zone. Lo dico per loro, ma è come se lo dicessero loro.

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C'è qualche verso a cui sei legato più di altri e che rispecchia di più i messaggi che vuoi veicolare?

Sì, per esempio

“mammà sa' vennut l'oro, mo c s trov!?”

, perché mia madre ha venduto davvero l'oro per pagare l'affitto di casa. Vedere mia madre sacrificare qualcosa che per lei era caro, come i regali di battesimo e comunione, ha fatto accrescere in me una rabbia che ho dovuto sfogare. A Napoli è quasi una vergogna, vendere l'oro vuol dire essere arrivati all'ultima spiaggia.

“Mo bast che giocattoli, troppa noia, mbennan o lemm chell è gioia”

, perché con i giocattoli da piccoli ci si annoia subito. Qui i ragazzini preferiscono giocare in strada con i lemmi a pallone e imitare i grandi anche nel linguaggio. Io per primo ho fatto queste cose e, ti ripeto, è questo il motivo per cui sono davvero legato a questi concetti.

“Chiuritce e vocc e meglij pe loro”

, qui parlo della gente che adotta un certo linguaggio e inserisce certi concetti nei testi pur non vivendo quello che si vive qua. Quindi parla di certe cose, senza saperne un cazzo, quindi sarebbe meglio tenessero la bocca chiusa. Non puoi parlare di merda se non stai nella merda.

Infine citerei

“la strage dei commando fa girare i funerali”

. Questa è quasi una denuncia a una mentalità incredibile. Sembra assurdo, ma purtroppo è realmente così. I morti della malavita, qui, vengono ripagati con funerali lussuosi con carri, cavalli, sfilate di motociclette per le strade.

Tommaso scrive in giro, fa parte de Lo Swagghetto e non se la prenderà più con i blogger del Fatto Quotidiano. Lo trovate su Twitter: @TommiNacca