Lo studio che ha dato della meth ai pesci per la scienza

La ricerca mostra che le trote possono diventare dipendenti dalla meth che raggiunge i fiumi dalle fognature delle città.
16.8.21
dipendenza meth pesci fiumi
Trota. Immagine: Jay Fle

La metanfetamina, un potente stimolante nonché sostanza illegale il cui abuso è molto diffuso, rappresenta un rischio per la salute pubblica in comunità di tutto il mondo. Ora, un gruppo di ricerca ha scoperto che anche i pesci possono diventare dipendenti dalla meth che si infiltra negli habitat naturali attraverso le fognature—un processo di contaminazione che potrebbe danneggiare interi ecosistemi.

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Grazie a una serie di esperimenti condotti su trote esposte alla meth, il gruppo ha rivelato che questi “pesci possono dare segni di dipendenza e sintomi di astinenza,” che potrebbero avere “conseguenze ecologiche inaspettate,” stando allo studio pubblicato ad agosto 2021 su Journal of Experimental Biology.

“Una contaminazione del genere potrebbe modificare il funzionamento di interi ecosistemi, poiché ha un impatto a livello sia dell’animale individuale che della popolazione,” spiega via email a VICE Pavel Horký, ecologo dell’Università di Praga e principale autore dello studio.

“Inoltre, il bisogno di colmare il senso di astinenza da sostanze, come documentato dai nostri risultati, mette in secondo piano altri meccanismi di ricompensa del pesce, come mangiare e accoppiarsi, che determinano l’equilibrio omeostatico e riproduttivo,” aggiunge.

Le acque di scarico sono diventate una fonte importante di informazioni farmacologiche ed epidemiologiche negli ultimi anni—persino durante la pandemia di COVID-19, un gruppo di ricerca ha sviluppato nuovi metodi per estrarre residui di sostanze e altri biomarker da campioni di acque reflue.

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Con queste tecniche è possibile tracciare l’uso di droghe nelle popolazioni locali su grande scala e sono già state impiegate per determinare come il consumo di anfetamine sia in ascesa in molte parti del mondo. Negli habitat acquatici di certe aree della Repubblica Ceca e della Repubblica Slovacca, per esempio, la concentrazione di meth raggiunge le centinaia di nanogrammi per litro, stando allo studio.

Per determinare se i pesci sviluppino una dipendenza già a queste concentrazioni, Horký e colleghi hanno condotto uno studio su due gruppi di trote—ognuno composto da 60 esemplari—che sono stati posti in due vasche separate per otto settimane: nell’acqua di una delle due vasche c’era una concentrazione di meth simile a quella riscontrata nei fiumi, mentre nell’altra no.

Dopo due mesi, il gruppo di ricerca ha trasferito le trote di entrambe le vasche in un ambiente comune. I pesci provenienti dalla vasca con la meth si muovevano meno rispetto ai compagni, un comportamento che suggerisce stress e ansia, oltre a mostrare altri sintomi da astinenza. Questi cambiamenti nel comportamento sono durati circa 96 ore, durante le quali i livelli di meth negli esemplari contaminati sono andati scemando, un calo graduale confermato poi nell’analisi biochimica del cervello delle trote.

Con il suo gruppo di ricerca, Horký ha anche creato una “zona” nella nuova vasca che conteneva acqua con concentrazioni di meth simili a quelle presenti nella prima vasca. Le trote che erano già state esposte alla sostanza erano più propense a dirigersi verso questa area rispetto alle altre, a prescindere da dove fosse posizionata nell’ambiente—questo comportamento è stato “considerato un indice di dipendenza,” spiega lo studio.

“Avevamo previsto molti dei fattori indicativi di dipendenza, ma siamo comunque rimasti sorpresi dalla precisione del sistema,” dice Horký, riferendosi alle chiare correlazioni tra il comportamento dei pesci, la loro attività metabolica e la chimica cerebrale riportata nello studio.

“Personalmente, mi ha sorpreso scoprire che chi fa uso di metanfetamina possa provocare senza saperlo una dipendenza da meth nei pesci che vivono nell’ecosistema che ci circonda,” aggiunge.

Indubbiamente, la ricerca guidata da Horký è un esempio dei molti effetti che gli esseri umani hanno sulla natura selvaggia senza volerlo. Horký e colleghi intendono proseguire le ricerche sull’argomento, questa volta ideando esperimenti da condurre fuori dal laboratorio e direttamente nell’ambiente naturale dei pesci, con l’obiettivo di determinare quali siano le conseguenze ecologiche in senso ampio quando le acque sono contaminate con determinate sostanze.

“Provocare dipendenza da sostanze nei pesci selvatici potrebbe rappresentare un altro esempio di pressione evolutiva inaspettata per le specie che vivono in ambienti urbani, oltre che un esempio di effetti collaterali ecologici che riflettono problemi sociali umani,” conclude Horký.