Ho programmato tutti i miei pasti per un mese

È difficile immaginare quanto varia la tua dieta, e quanto puoi risparmiare sulla spesa, quando ti siedi a tavolino a pianifichi ogni pasto mensile.
Niccolò Carradori
Florence, IT
19.11.20
Programmare i pasti settimanalmente
Collage by Vice; foto tutte dell'autore

Recentemente ho cominciato a pianificare i miei budget mensili utilizzando dei fogli di calcolo con grafici, ed è facile notare quanto sia sproporzionata la fetta di denaro che ogni mese spendo per mangiare.

Per indole ho sempre avuto un rapporto complesso con il concetto di “esagerato”, in ogni ambito dell’esistenza umana. Dosare, economizzare, controllare, moderare: sono tutti verbi con cui ho poca dimestichezza. E lo scarico idraulico in cui ho maggiormente riversato questa mancanza di sobrietà, è il cibo.

Cucinare 250 gr di spaghetti a pasto, bere due cappuccini con triplo pezzo dolce a colazione, fare fuori un’intera confezione di crostatine in un pomeriggio: per diverso tempo tutto questo è stato normale per me. Tanto che, in un solo autunno, sono anche arrivato a prendere 20 chili. Non è solo l’atto di mangiare in sé: ogni volta che vado a fare la spesa sono così attratto da tutto, che compro molte più cose di quelle che poi arrivo a consumare. Mi vergogno molto a dirlo, perché è uno spreco inaccettabile, ma più volte mi è capitato di dover buttare confezioni di petti di pollo, o verdure, perché ne avevo comprate troppe ed erano scadute in frigo, dimenticate.

Tutto questo ovviamente non ha solo un impatto fisico e psicologico, ma anche economico. Recentemente ho cominciato a pianificare i miei budget mensili utilizzando dei fogli di calcolo con grafici, ed è facile notare quanto sia sproporzionata la fetta di denaro che ogni mese spendo per mangiare. Solitamente stanzio 300 euro per il cibo (delivery e cene fuori comprese), e la verità è che spesso sforo quella cifra.

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Screengrab dell'autore

Nonostante abbia fatto una dieta ferrea per mesi, infatti, che mi ha fatto perdere quei famosi 20 chili, adesso che sono nella fase di normalizzazione ho notato che la mia voglia di acquisto compulsivo sta tornando. Riempio casa di scorte a caso, che spesso vanno sprecate.

Come si controlla quella fase grigia di “normalità alimentare”, in cui non hai i paletti di una dieta seguita da un professionista, ma devi saperti porre dei limiti tu stesso, se hai questo problema? Una risposta che ho tentato di mettere in atto è quella della programmazione: visto che il mio pilota automatico compra casse di bibite gassate, e chili di scamorza bianca di default, ho deciso di disattivarlo. Per 30 giorni ho pianificato cinque pasti al giorno (colazione e spuntini compresi), e mi sono attenuto militarmente a quanto segnato. Nonostante sia un’operazione tutto sommato banale, i risvolti sia positivi che negativi hanno avuto un impatto notevole sulla mia vita alimentare.

Programmare i pasti

In generale pianificare mi ha fatto risparmiare veramente molto, perché mi ha anche consentito di eliminare molti comfort food che solitamente consumo fuori pasto, e che compro in continuazione

Innanzitutto mi sono seduto al tavolo, con il calendario mensile dell’agenda, e ho cominciato a buttare giù qualche bozza con relative dosi. Per rendere l’esperimento ancora più totalizzante, ho anche deciso di eliminare cene fuori e delivery. La prima cosa che ho notato, osservando un piano di lungo periodo sulla carta, è che se volevo un’alimentazione varia le quantità singole di riducevano notevolmente. Verdure, frutta, carboidrati, legumi, latticini, uova, carne bianca e rossa, pesce: inserendo tutto, i singoli componenti si rarefacevano nella griglia delle settimane rispetto alle mia modalità di acquisto.

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Una parte della spesa settimanel. Foto dell'autore

Basandomi solo sull’istinto, solitamente mangio carne bianca o rossa dalle due alle quattro volte a settimana. Pensando e scrivendo in anticipo il mio piano, invece, sono arrivato a mettere quella bianca solo quattro volte in un mese, e quella rossa una. Questo non tanto per scelta a priori, ma perché c’erano tante altre cose che volevo mangiare, e a cui banalmente non penso facendo la solita spesa “bendata”: fagioli, patate, ricotta, tempeh (che mi piace molto, ma non compro quasi mai), funghi, tortini salati. E lo stesso vale per le verdure, la pasta, e le cose per la colazione: quando pianifichi, riduci la ridondanza delle abitudini. Ho inserito la zucca, i tortellini, il cavolo cappuccio, il porridge per la colazione, lo yogurt greco, e svariate tipologie di frutta.

Non ho lesinato sulla qualità, ma ho risparmiato

Visto che al posto di sacchetti interi di zucchine o pomodori ho dovuto comprarne solo un paio, o che invece di scorte di tonno sottolio alla bisogna avevo progettato di coprire solo una cena, pianificare mi ha consentito di aumentare la qualità su determinati pasti (andando dall’ortolano, o in macelleria) ottenendo comunque prezzi contenuti.

Un trancio di tonno fresco da 200 gr viene all’incirca sei euro nella pescheria vicino casa, che bene o male è il costo di due scatolette di una nota marca al supermercato.

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In generale pianificare mi ha fatto risparmiare veramente molto, perché mi ha anche consentito di eliminare molti comfort food che solitamente consumo fuori pasto, e che compro in continuazione. Come patatine, merendine, bibite, tranci di pizza al banco gastronomia prese solo per gola, o vaschette di salumi lasciate a metà che rimangono ad ingrigire in frigo.

Il mio obiettivo economico inizialmente era quello di risparmiare 100 euro sulla mia spesa abituale. Ma calcolando bene le dosi a priori, ed eliminando le cose inutili, mi sono accorto che potevo andare oltre. Alla fine ho speso circa 160 euro in tutto, tagliando quasi della metà il mio budget per il cibo. A volte, come ho detto, ho scelto di privilegiare la qualità e di non badare troppo al costo, mentre altre sono andato ad economizzare su determinati prodotti che prima compravo in dosi molto maggiori.

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Screengrab dell'autore

Per non parlare poi del fattore tempo. Andando al supermercato senza troppi piani in mente, solitamente ne perdo tantissimo valutando a sentimento quello che potrei comprare. Seguendo questo metodo invece la spesa settimanale è molto più lineare: due mele, tre finocchi, due arance, ecc ecc.

Lato negativo della programmazione dei pasti

Il lato negativo di questo approccio, però, si è fatto sentire fin dalla fine della prima settimana. Per chi, come me, è abituato a vivere il cibo come uno sfogo, non potersi abbuffare in base al momento è un po’ costrittivo. Magari la sera avevo programmato di fare la zucca al forno, e invece lì per lì mi sarebbe andata una pizza da asporto. Resistere non è stato facile, e più volte ho provato a utilizzare delle “vie di fuga” alternative, come anticipare dei piatti che avevo programmato per altri giorni, ma non è proprio la stessa cosa. Dovendo rimanere stretto nella compilazione dei pasti, poi, tante cose per via delle quantità rimanevano fuori: il barattolo di salsa tartara è inutile, se devi utilizzarlo solo per una piadina, quindi lo togli. E io amo la salsa tartara.

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Un brutto ma buonissimo pollo al curry. Uno dei pasti programmati dell'autore

In compenso mi sono cucinato tante altre cose ugualmente buone, che magari richiedono più tempo, ma che non faccio quasi mai: i tortellini in brodo (quello fatto in casa), le sovracosce di pollo al forno con le patate (invece di quello alla Elisabetta Canalis che faccio di solito), i peperoni ripieni. Ho mantenuto una certa stabilità nelle mie abitudini a pranzo (solitamente un piatto di pasta o di riso), ma per la cena ho cercato di variare il più possibile, proprio perché stavo facendo l’esperimento.

Pianificare ti consente anche di gestire meglio i tempi di preparazione: è difficile mettersi a fare un piatto complesso se ti basi sempre su quello che ti va al momento e su quello che hai in frigo. Quindi finisci per mangiare spesso le stesse cose, o ad appellarti molte più volte al delivery di quanto dovresti.

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Non è che mi sia messo a fare cose estremamente elaborate, ho sempre cucinato pasto per pasto, ma avendoci pensato prima ero molto più organizzato anche nella semplicità. Ho riscoperto piatti dell’infanzia che non mangiavo da anni, come la crema di porri, che per prima volta mi sono cucinato da solo. E ho imparato a preparare una pomarola decente, smettendo al contempo di acquistare i sughi già pronti come ho sempre fatto per i piatti di pasta da fare al volo.

E questo ovviamente ha comportato anche dei benefici a livello fisico e mentale: molti meno zuccheri a causa degli sgarri che non avevo a disposizione in dispensa, meno cibo spazzatura ordinato, meno sensi di colpa per aver esagerato, e più facilità nel seguire una dieta equilibrata.

Un altro lato ostico, forse, è quello della socialità. La mia ragazza non ha fatto troppe storie riguardo all’esperimento, perché sapeva che era anche per lavoro, ma in generale mi è sembrato abbastanza difficile coniugare questa programmazione se si ha un/a compagno/a. E lo stesso vale per le cene con amici: non è proprio semplicissimo rinunciare a un’uscita estemporanea dell’ultimo momento con la scusa “un mese fa ho segnato broccoli alla cena di stasera”.

In generale questo esperimento, per quanto magari banale per molti, mi ha fatto però molto riflettere sulle mia abitudini alimentari, e credo che—magari in misura più contenuta—continuerò a pianificare i pasti anche in futuro. Il beneficio di controllare maggiormente la propria alimentazione mettendosi dei paletti predefiniti, diminuendo gli sprechi e aumentando il risparmio, credo sia di vitale importanza per le persone che hanno avuto il mio problema, o che non pensano mai a come si comportano riguardo al cibo. Io vi consiglio di provare, anche se dovete rinunciare alla salsa tartara.

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