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Cos'è il “vino arancione” e perché dovremmo smetterla di chiamarlo così

Non è la fine del mondo, ma chiamare i vini "arancioni" non aiuta davvero nessuno.

di Billy Eff; traduzione di Diletta Sereni
22 maggio 2019, 9:05am

Il termine “vino arancione” è stato inventato per descrivere quella che allora sembrava una novità. Oggi invece sappiamo che la macerazione è una tradizione plurimillenaria, oltre che una tecnica (...) per i vini più fini e interessanti che si fanno in questo momento

Da qualche anno ormai, il movimento dei vini macerati ha (ri)preso piede – e accompagna in particolare quello dei vini naturali. Proprio come “pét-nat” (abbreviazione del francese pétillant naturel che definisce i vini rifermentati in bottiglia con metodo ancestrale, ndt), l’espressione “vino arancione” è diventata una parola di tendenza per gran parte degli appassionati di vino.

Nei ristoranti, fiere o saloni che frequento, sento spesso qualcuno domandare davanti a un vino bianco leggermente ambrato se si tratta di un “vino arancione”, o davanti a un vino frizzante se si ha a che fare con un “pét-nat”. È per questo che voglio avanzare una lamentela, che è allo stesso tempo un consiglio e una domanda: per pietà, smettete di chiamarlo “vino arancione”.

Normalmente, quando si fa un vino bianco, non si lascia la buccia degli acini a contatto col mosto, come per i vini rossi. Questo contatto cambierebbe il colore, la consistenza e gli aromi del vino bianco. Che è proprio quello che si ricerca in questo tipo di vino.

Lo ammetto candidamente: qualche volta è capitato anche a me di utilizzare questo termine, così come capita ad altri professionisti del settore. Ma mi sono reso conto, durante le nostre discussioni, che poteva porre dei problemi. Credo che utilizzare “vino arancione” piuttosto che “vino di macerazione” o il suo equivalente inglese “skin contact” possa fare confusione e portare alcuni consumatori a sentirsi ingannati.

Varie ipotesi fanno pensare che i vini di macerazione siano probabilmente tra i primi vini a essere stati prodotti. Normalmente, quando si fa un vino bianco, non si lascia la buccia degli acini a contatto col mosto, come invece si fa per i vini rossi. Questo contatto cambierebbe il colore, la consistenza e gli aromi del vino bianco. Che è proprio quello che si ricerca in questo tipo di vino.

Questa tecnica si chiama macerazione pellicolare: essenzialmente si produce un vino bianco come se fosse un rosso. È molto semplice. Questo vino bianco, grazie al contatto con le bucce, può in certi casi acquisire una tinta aranciata, da cui appunto deriva l’espressione “vino arancione”, inventata da un importatore inglese nel 2004.

È un termine di marketing accattivante, certo, ma maldestro, e che alla fine fa più male che bene

Quindi qual è il problema con l’espressione “vino arancione”? È che è un’espressione maldestra. I vini di macerazione non sono sempre di colore arancione: a volte possono apparire bianchi, o avere un colore che sembra quello dell’orange soda, oppure, in casi estremi, avvicinarsi al marrone chiaro.

In questo settore, “arancione” è un termine relativamente nuovo se si considera che i vini di macerazione esistono da millenni. Ridurre la tecnica e la tradizione a un colore non è utile né ai curiosi, né agli appassionati di questi vini, né viceversa a quelli che credono di non amarli perché hanno l’impressione che il colore sia tutto. Mi spezzerebbe il cuore vedere qualcuno rimandare indietro una bottiglia perché il vino di macerazione che contiene non è del colore che il cliente si aspettava.

È un termine di marketing accattivante, certo, ma maldestro, e che alla fine fa più male che bene. Faccio dunque fatica a spiegarmi perché così tanti esperti, sommelier e vignaioli, che conoscono bene la storia e la tradizione di questi vini, approfittino di questa tendenza per cavalcarla e riempirsi le tasche. Penso sinceramente che il nostro lavoro sia informare le persone e aiutarle a comprendere meglio quello che bevono; e per farlo dobbiamo usare i termini giusti e incoraggiarle a fare lo stesso.

Del resto non sono il solo a evitare questo termine. L’anno scorso, l’autrice specializzata in vino della nota rivista americana Bon Appetit, Marissa A. Ross ha condotto una campagna di sensibilizzazione sul tema. "Il termine “vino arancione” vi limita come bevitori di vino . Vi imprigiona dentro a un colore, e visto che i vini di macerazione pellicolare possono essere prodotti con qualsiasi varietà di uva bianca e con qualsiasi tecnica di vinificazione, il colore che ne deriva può variare enormemente", scriveva a marzo dell’anno scorso.

È una parola che induce le persone in errore. Alcuni possono addirittura credere che si tratti di un vino fatto a partire dalle arance.

Ryan Gray, co-proprietario e sommelier dei ristoranti Nora Gray e Elena, promuove da tempo i vini di macerazione. "Cerchiamo di abbandonare il termine “arancione” – mi ha detto – perché si presta a confusione ed è un po’ denigratorio per questi vini. Sui nostri menu preferiamo utilizzare il termine “macerato”. Credo sia più preciso e dignitoso, soprattutto perché non tutti i vini di macerazione hanno un colore aranciato."

Stessa situazione per Jon Cercone, co-proprietario di Tavern on the square, a Westmount (Montreal). "È una parola che induce le persone in errore. Alcuni possono addirittura credere che si tratti di un vino fatto a partire dalle arance. Quindi io preferisco il termine “macerazione pellicolare” – spiega . “Arancione” è un termine bizzarro, che in fondo non ha senso, visto che i “vini arancioni” possono essere anche gialli."

La sommelier Emily Campeau, da parte sua, non è del tutto contraria al termine. "Credo che riempia un bisogno fondamentale per tutti, clienti e professionisti del vino: quello di avere un descrittivo per categorizzare qualcosa di nuovo. Ci tranquillizza poter identificare una categoria, uno stile", mi risponde via mail mentre sta facendo un viaggio tra le vigne, in regioni dove i vini di macerazione sono piuttosto diffusi. "Le persone si ricordano se hanno amato (o meno) un vino della categoria “arancioni”. Per il colore, la descrizione, la singolarità. E questo è confortante. Poco importa il livello di conoscenze."

È anche vero che dopotutto utilizziamo già dei termini di colore per fare riferimento agli altri vini, che siano rossi o bianchi; ma in questi casi ci si riferisce soprattutto al colore dell’uva. Per quanto riguarda i rosati, manteniamo il termine probabilmente perché qualsiasi sia il metodo di produzione, alla fine il vino avrà comunque una tinta rosata, che sia rosa neon o che viri verso il grigio. Ma con i vini di macerazione, la gamma di colori possibili è un po’ più grande.

"La definizione di un prodotto crea delle idee e delle attese che possono talvolta scivolare nella faciloneria – aggiunge Emily Campeau. Il nome “vino arancione” si concentra sul colore. Ma, come nelle altre categorie di vino, il risultato sta nell’ampia sfumatura della palette. Le uve non sono mai uguali nello scambio di colore (e di struttura) che avviene a livello di vinificazione, dunque non tutti i vini arriveranno a essere arancione fluo, cosa che in certi casi può deludere alcuni clienti. Detto questo, qualsiasi tendenza che spinga la gente a bere di più e meglio e a sviluppare un interesse per il vino è benvenuta."

È vero che “vini di macerazione pellicolare” è un po’ lungo da dire ogni volta. Ma possiamo accontentarci di un semplice “vini di macerazione”. Esistono altri termini, come “macerato” o “ramato” in italiano, oppure “skin contact” in inglese. Poco importa il termine che uno sceglie di utilizzare, idealmente bisognerebbe evitare quelli che rimandano al colore, perché finisce per essere limitante per il vino e per i consumatori.

Il termine “vino arancione” è stato inventato per descrivere quella che allora sembrava una novità. Oggi invece sappiamo che la macerazione è una tradizione plurimillenaria, oltre che una tecnica che permette di elaborare alcuni dei vini più fini e interessanti che si fanno in questo momento. Diamogli dunque una possibilità di essere definiti per qualcos’altro, e non semplicemente per il colore di alcuni.

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