Due chiacchiere con Todd Solondz

Nel 1998, la disfunzionale commedia familiare Happiness di Todd Solondz ha causato un po’ di scompiglio culturale dovuto alla sua parata di pedofilia e depressione. Ora ne ha fatto il seguito, ricongiungendosi con la stessa famiglia dieci anni dopo. Life During Wartime (in Italia, solita traduzione discutibile: Perdona e dimentica) è una brillante parte seconda in cui Solondz sfida i fan dell’originale riscritturando ogni personaggio. Nel mix questa volta ci sono svolte con, tra gli altri, Charlotte Rampling, Michael Kenneth Williams (Omar di The Wire), e Paul (Pee-wee Herman) Reubens. Il film è uscito in Italia il 16 aprile.
Vice: Ieri ho visto Life during wartime e per caso la mia ragazza mi ha appena comprato una bambola ventriloqua di Pee-wee Herman. È stato fantastico vedere Paul Reubens nel film, sono un suo grande fan e mi è piaciuto un sacco come lo hai usato.

Todd: Sì, come te, anche se non ho una bambola di Pee-wee Herman qui in casa, ho sempre amato Pee-wee. Ho sempre trovato la storia e il passato di Paul così tristi e disturbati, e ho pensato che questo avrebbe aggiunto intensità al suo ruolo nel film. Sentivo che nessuno lo aveva ancora visto fare qualcosa del genere e penso sia abbastanza commovente.

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Sì, mi ha fatto venire ancora più voglia di vederlo. Penso che il tuo film dimostri che si meriti una carriera da attore migliore di quella che ha avuto.
Sì, credo sicuramente che sia la prova delle sue capacità, rispetto ai ruoli che ha precedentemente interpretato. Adesso sta facendo il suo show live in veste di Pee-wee. Forse arriverà a Londra.

Lo spero. Ma quindi questo seguito è uscito dal nulla, o hai pensato parecchio ai personaggi negli ultimi anni?
È una domanda difficile questa perché, chiaramente, tendo a non avere progetti di carriera a lungo termine. Se ne avessi avuti non avrei mai fatto Happiness. Scrivere questo film è stato ancora più difficile di Happiness perché sapevo che la gente avrebbe fatto confronti. Ma ho dovuto scacciare via questi pensieri e alla fine questo film è stato realizzato come una storia autonoma, puoi capirlo anche se non hai visto i miei lavori precedenti.

Ho letto che sei stato turbato dal fatto che la gente abbia pensato che il tuo ritratto di Bill il pedofilo in Happiness fosse compassionevole. Immagino che tutti quelli che hanno visto ed apprezzato Happiness non l’abbiano pensato e abbiano invece capito che stavi solo offrendo un’analisi tridimensionale del personaggio.
La gente ha usato parole come “comprensivo” per definire il mio sguardo sul personaggio, e anche se questo non era sicuramente il motivo per cui ho girato questo film, farlo è stata sicuramente un’opportunità per mettere in chiaro la considerazione che avevo di Bill. Il mio materiale è complesso perché suscita nel pubblico reazioni completamente diverse tra loro. Alcune persone lo apprezzano nel giusto senso, cioè una seria esplorazione di ciò che vuol dire essere umano, ma altri lo vedono come un giochino mentale misantropo. Commedia e pathos sono talmente attorcigliati nei miei film che è difficile contenere e controllare le reazioni della gente. È troppo facile e riduttivo chiamarmi misantropo, è facile essere un estimatore del genere umano quando prendi un personaggio come Bill e lo demonizzi, mentre è ben più impegnativo essere in grado di comprendere gli uomini, le persone, quando includi qualcuno come Bill. Mette veramente alla prova la nostra umanità, l’essere in grado di accettare in pieno cosa e chi siamo. Questi film propongono delle riflessioni, ma ci sono questioni che credo siano fuori dalle nostre capacità.

I tabù culturali, specie nel cinema, sono cambiati molto negli ultimi dieci anni. Credi che Happiness avrebbe causato meno controversie se fosse uscito adesso?
Non credo che Happiness potrebbe essere fatto oggi a meno che un altro film tipo Happiness fosse stato fatto dieci anni fa. Credo che il film abbia premuto dei tasti nella gente, e una volta premuti quei tasti, non puoi fare come se niente fosse. Viviamo in tempi isterici, quando ero piccolo, se andavo al parco, i cartelli dicevano, “Vietato l’accesso ai bambini non accompagnati da adulti”, ora è “Vietato l’accesso agli adulti non accompagnati da bambini”. È uno scenario molto diverso. C’è qualcosa di sbagliato se bisogna guardare al rapporto adulto-bambino più che con la semplice cautela.

Volevo chiederti se ti vedresti a rivisitare questi stessi personaggi fra altri dieci anni, ma poi ho pensato che quello che vorrei veramente vedere è Happiness: la serie TV.
Ha! Il problema è che dovrei cominciare a pensare seriamente alla TV perchè sarebbe il modo di guadagnarmi veramente da vivere. Ma penso ai film e all’esperienza di stare in una grande stanza nera con un grande schermo, ed è questo quello che mi piace. Ho pronto un altro copione che non coinvolge nessuno dei personaggi dei miei lavori preesistenti, ma mai dire mai. Dieci anni fa sarei stato shockato dal sapere che avrei fatto il seguito di Happiness e sarei ancora più shockato nel trovarmi a esplorarlo ulteriormente. Ma, non dico mai ‘mai’. Vedremo cosa succederà fra dieci anni.

ALEX GODFREY

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