Mamma, il mio fratellastro, e mio “papà.”
Quando avevo 13 anni, accadde che una sera, dopo l’ennessimo litigio dei miei, mio padre, dopo che mia madre era sucita di casa, portò me e mio fratello in disparte e cominciò a cagare emozioni a spruzzo per tutta la casa. Confessò a me e a mio fratello che aveva un’ex-moglie segreta, un cancro ai testicoli, e che non era il nostro padre biologico. Ci disse che era sterile a causa del cancro, e per questo motivo i nostri genitori avevano deciso di concepirci con una donazione anonima di sperma. Vedere mio padre in quello stato di totale fragilità emotiva è stata una delle cose più assurde a cui abbia mai assistito.
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Quando mia madre rientrò a casa, non aveva idea dell’immensa montagna di merda che ci era appena piombata addosso. Era un gran casino. Cominciai a bombardarla di domande dal momento in cui oltrepassò la soglia, e ancora oggi non ho smesso del tutto di fargliele. “Sono bianca? Mi verrà l’Alzheimer? Cosa è lo sperma?” Anche se era incazzata perché non era presente durante il momento delle rivelazioni, sorrise e cercò di darmi più risposte possibile. Ovviamente non c’era molto a cui potesse rispondere esaurientemente. Quindi ho cercato di rimediare qualche tempo fa.
La seguente è un’intervista con Beverly, la signora che sta dietro a quella tazza di sperma. Ci parlerà del volere bambini, del tenere segreti, e del comprare sborra.
Vice: Com’è che hai scoperto dell’inseminazione artificiale?
Beverly: Quando ho scoperto che tuo padre era sterile, la mia prima reazione è stata “cazzo.” Ho pensato “Non posso vivere la mia vita senza fare dei bambini.” Avere dei bambini era la cosa a cui tenessi di più. Volevo vivere tutta l’esperienza, e non sapevo proprio cosa fare. Quindi ho iniziato a informarmi, a parlarne col dottore, cose così. È a questo punto che ho scoperto dell’inseminazione. E parlavano anche di mescolare lo sperma (quello di papà con quello del donatore) per accrescere il numero di spermatozoi. In questa maniera non potevi sapere di chi fosse il bambino. Ma nel nostro caso non abbiamo potuto farlo.
Tutto questo ha influenzato la tua relazione con papà?
No, per niente, eravamo insieme da due anni e mezzo quando ci siamo detti “OK, è ora di crearci una famiglia.” Subito dopo il matrimonio ho iniziato a misurarmi la temperatura ogni mattina, e ad andare dal dottore due volte al mese. Hanno preso nota di tutte le caratteristiche di mio marito: alto uno e ottanta, occhi azzurri, capelli biondi, peso, nazionalità. Poi hanno trovato un donatore compatibile. E ci hanno detto che avremmo potuto avere lo stesso donatore [per dei fratelli]. È stato piuttosto devastante il fatto che non sia andata così.
Sì, negli anni ’80 il processo era un po’ diverso. Avete concepito me dal congelatore, ma mio fratello era fresco fresco. Freschissimo. Qualcuno stava facendosi una sega nella stanza accanto alla tua. Hai preferito il concepimento a caldo o a freddo?
È stata la stessa cosa. Non ho visto in nessuno dei due casi il donatore. Non vedevo cosa c’era nelle provette.
La cosa ti ha mai mandata in paranoia, o eri solo felice?
È una cosa che sognavo da tempo. Ci ho pensato a lungo, ovviamente, perché non potevo sapere cosa ci fosse dall’altra parte. Ma volevo dei figli. Volevo diventare madre. Volevo essere incinta. Volevo la sensazione di un bambino che mi cresce in pancia. Volevo sentirlo scalciare.
Non credi sia un atteggiamento egoistico?
Sì.
Ottima risposta. Oggigiorno le donne scelgono lo sperma sperando nella perfezione in campi quali la bellezza o l’intelligenza del bambino.
Una roba da nazisti. Queste donne devono sempre ricordarsi che anche loro sono umane. Esiste davvero una persona perfetta? E poi ci sono moltissimi idioti che vanno all’università e se ne escono con una laurea.
Touché, mammina. Ti hanno dato la possibilità di scegliere tra un donatore anonimo o non anonimo?
No, l’hanno scelto loro per noi, noi non dovevamo saperne niente. Se volessi sapere chi era? Non mi interessava poi molto. Mi sarebbe piaciuto vedere almeno una foto, ma non ho avuto questa possibilità. Ci sono molte persone che vogliono figli per portare avanti la propria stirpe. Ma bisogna pensare a una cosa: quando doniamo il sangue, aiutiamo qualcuno a continuare a vivere. Quando qualcuno dona sperma, aiuta qualcun’altro a portare avanti il proprio sogno. È tutto qui. Si tratta di aiutare qualcuno ad appagare le proprie necessità.
Hai mai pensato di interferire con la natura?
Quando ho avuto tuo fratello e ho scoperto che aveva un danno cerebrale, la mia reazione iniziale è stata di pensare che quello fosse il modo che la natura aveva di dirmi “Non scherzare con me.” Mi sono sentita in colpa? Mi sono sentita egoista? Sì. Ho pensato che l’handicap di tuo fratello fosse tutto dovuto a me, perché era stata una mia scelta. Quando ho avuto te, ero terrorizzata all’idea di portarti a casa dall’ospedale. Ma alla fine l’ho capita, e sapevo che non era stato un errore.
Quanto pensi di aver speso?
Oh, non molto. Credo di aver speso trecento dollari per tuo fratello, e per te un migliaio di dollari.
E l’inflazione?
Be’, al tempo era solo diverso, perché ora devono scegliere il donatore e ordinarne un campione. E a causa dell’AIDS e tutte le procedure che dovevano attraversare, qui in Canada, dove congelavano i campioni, si trovavano con pochi donatori di sperma.
Una volta ho chiesto a mia madre ubriaca di fare un ritratto ipotetico del mio padre biologico.
Hai qualche consiglio da dare alle donne che si sottopongono a questa procedura? O alle coppie che lo fanno?
Se volete una famiglia, considerate tutte le possibilità che avete e mantenete aperti i vostri orizzonti. Mi ricordo che la zia Barb mi ha accompagnata perché papà non poteva, non ricordo la ragione. Quindi è venuta zia Barb. Dopodiché, mi ha fatta sedere sul sedile posteriore dell’auto con le gambe aperte. Le ho detto “No che non lo faccio!” e lei mi ha risposto “Sì, devi sdraiarti sul sedile posteriore. Stai con le gambe all’aria.” Al che io le ho risposto “Vabbe’,” e mi sono sdraiata sul sedile e ho lasciato che guidasse lei. Siamo andati da… Non mi ricordo nemmeno i loro nomi, ma ci siamo fermati a casa loro, e mi ricordo che avevano una fattoria con le mucche. E zia Barb inizia a parlare di quello che ho fatto e di DOVE siamo state, fornendo tutti i dettagli, e io reagisco pensando “sta’ un po’ zitta.” E la signora ci risponde “Oh, sì, è esattamente quello che facciamo con le mucche, facciamo così…” (fa il gesto dello sparo). Quello sì che è stato umiliante.
All’ospedale ti hanno preparata a spiegarci come ci avessi concepiti?
Ci hanno chiesto “lo direte ai vostri figli?” “i vostri figli verranno a saperlo?” Stava a noi sceglierlo. Ci hanno detto che alcune persone sostenevano che non l’avrebbero mai detto ai propri figli. Ognuno ha la propria opinione, il proprio modo di gestire queste cose. Io ho sempre detto che i nostri figli lo avrebbero dovuto sapere. Perché sapevo che troppe persone lo sapevano. E alla fine lo avreste scoperto anche voi, qualcuno se lo sarebbe fatto scappare, cose così.
I miei amici che sono stati adottati lo hanno sempre saputo, perché i loro genitori glielo hanno sempre detto.
Come fai a dire a un bambino “Mi hanno inseminata artificialmente per avere te”? Non puoi dirglielo. Il mio piano era di aspettare che iniziaste a imparare qualcosa ad educazione sessuale, a scuola, e poi di dirvi “OK, i bambini si possono concepire in molti modi. In certi casi le persone hanno bisogno di un aiuto.” Quando foste cresciuti e aveste iniziato a farmi delle domande, vi avrei risposto. Comunque sia, vostro padre aveva deciso che non voleva che lo sapeste. “Una cosa così li ammazzerebbe,” mi diceva. Pensava che vi avrebbe devastati psicologicamente, scoprire che lui non era il vostro padre biologico. Io gli rispondevo “Ma tu SEI il loro padre. Comunque tu la veda, sei TU, il loro padre.” Il modo in cui la cosa è trapelata è stato sbagliatissimo. Ero incazzata nera. Non aveva diritto di farlo.
È il modo in cui agiscono i segreti. Hai qualche consiglio a riguardo?
Sì, non tenete segreti. Io ho provato a non nascondere niente. Volevo che mi faceste quelle domande. Volevo potervi dire queste cose.
Mi hai detto di aver comprato un libro che spiegava tutto di questo procedimento. Era una specie di libro per bambini?
Sì! Oddio, no, non era un libro per bambini. E l’ho sempre lasciato in bella vista, sugli scaffali, così che lo vedeste. Parlava delle varie pratiche di concepimento. Lo lasciavo di proposito tra i vostri libri. Era sempre su quello scaffale: secondo scaffale dal fondo, era lì. Sulla destra.
Troppo tardi, mamma. Trooooppo tardi.
KARA CRABB
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