Quattro chiacchiere con Daniel Clowes

La cosa che mi piace di più dei personaggi di Dan Clowes è che possono essere le teenager disilluse di

Ghost World o gli assassini alcolizzati di Art School Confidential, ma sono tutti allo stesso modo abitanti dello stesso universo annoiato. La sua ultima creazione, Wilson, è un asociale di mezza età deluso e senza lavoro. È davvero sgradevole. Mi piace. Sono andato a incontrare Dan Clowes e abbiamo parlato di amici comuni.

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Clowes è arrivato al successo grazie alla serie Eightball, pubblicata alla fine degli anni Ottanta. Da quel momento ha iniziato a produrre un sacco di libri bellissimi, ha disegnato il poster di Happiness di Todd Solondz, ha girato un video dei Ramones e ha scritto una sceneggiatura sulla storia dei ragazzini che hanno passato l’adolescenza a rifare I predatori dell’arca perduta. L’ultimo albo di Eightball, pubblicato nel 2004, era la storia autoconclusiva The Death Ray, dedicata all’opinione che il giovane secchioncello Clowes aveva sui supereroi; Jack Black, nel ruolo di produttore, sta lavorando con lui per trasformare questa storia in un film.

Clowes è stato a Londra questa settimana per parlare di Wilson, uno sguardo deprimente su una relazione senza senso. Ho incontrato Clowes nell’ufficio del suo editore per parlare del nuovo progetto.

C’è un particolare aspetto della tua personalità da cui deriva Wilson?

Viene da tante cose. Ho passato un anno della mia vita a fare niente a causa di un problema cardiaco e di un’operazione a cuore aperto. Mi sono dovuto confrontare con la mia mortalità in un modo che non mi sarei immaginato a 46 anni. Ero convinto di non potercela fare. Oltre a questo ho avuto un figlio, quindi ho affrontato la paternità, ed è anche morto mio padre…tutte queste cose insieme mi hanno dato una percezione sulla mezza età che non mi aspettavo. Mi sono sentito in dovere di descrivere quello che ho provato sulla mia pelle.

Prima hai detto che per quanto i tuoi lavori siano divertenti, la gente spesso li trova tetri e deprimenti.

È sempre stato così.

Con tutti i tuoi fumetti?

Tutti quanti, sì.

Be’, Wilson ha depresso pure me.

Ah! Sì, quella è la sensazione che lascia. Spero che la gente lo trovi divertente guardando le singole pagine. Ovviamente non tutte le strisce sono pensate per far ridere, ma molte di loro lo sono.

Mi ricorda un po’ me stesso, il che non è divertente.

Ah. Sì. Però credo che le persone veramente simili a Wilson siano quelle che non amano il libro. Alcune persone mi hanno detto che è insopportabile. Spesso sono persone insensibili rispetto agli altri esseri umani e che fanno fatica a relazionarsi. È interessante, è come se vedessero se stessi e questo fa male. Le persone che non gli assomigliano molto, almeno nel suo atteggiamento asociale, provano più pena per lui.

C’è molta tristezza nel suo risentimento, nella sua delusione.

Sì. Ci stavo pensando proprio oggi, lui si aspetta sempre il meglio da ogni situazione. Comincia sempre pensando, “Tratterò questa persona come se fosse il mio migliore amico, siamo tutti compagni nello stesso mondo.” Poi la più piccola cosa lo indispettisce e a quel punto diventa sprezzante e spocchioso. Vuole che tutti capiscano esattamente quello che prova, e se non lo capiscono lui non vuole addolcire nulla. Vuole che le persone lo accettino per l’orrenda persona che è. C’è qualcosa di ammirevole in lui, in fondo.

Comunque io non sono d’accordo con quelli che ti definiscono misantropo solo perché i tuoi personaggi sono in qualche modo negativi.

Giusto. Lo penso anch’io. La gente definisce Wilson un misantropo e io non credo che lo sia. Si aspetta troppo e resta deluso. I misantropi dopo un po’ mollano il colpo, lui no. Per questo la sua lotta è eterna, perché lui cerca sempre di creare questi contatti ma fallisce sempre. Le persone che conosco veramente misantrope – ne conosco molte – non sono interessate, hanno smesso di provarci, sono cinici riguardo alla famiglia in un modo in cui Wilson non sarà mai.

Come vanno le cose riguardo a Death Ray, pensi di farne un film?

Be’, quando ho concepito la storia l’ho pensata come una storia in due parti, ci doveva essere il ragazzino anche in versione adulta, con una sua storia. Però non ha funzionato così, allora ho deciso di dedicarmi solo alla prima storia. Comunque, quando l’ho finita, Jack Black ha voluto vedermi e mi ha chiesto se volevo scrivere la sceneggiatura. Gli ho detto che l’avrei voluta scrivere su di lui in versione adulta, e fortunatamente era lui il primo ad essere più interessato a quella storia. Quindi la sceneggiatura che ho scritto parla di questo. Abbiamo già un regista, ma non posso nominarlo, e dovremmo iniziare entro quest’anno.

L’ho riletto ieri e mi ha ricordato Kick-Ass, hai visto il film o letto il fumetto?

No, ma molte persone erano insospettite dal fatto che fosse uscito molti anni dopo il mio lavoro.

Non ho letto il fumetto, ma il film viene spacciato come un approccio realistico ai supereroi, anche se alla fine è l’ennesimo film sui supereroi. Quello che mi piace di Death Ray è il suo realistico.

Sì. E la versione che abbiamo ora, in cui resta la parte sul ragazzino, è molto più vicina a quello che dici tu, credo. È la versione più cupa e depressa dell’idea di supereroe.

Non vedo l’ora. E cosa è successo con la cosa dei Predatori? Ho parlato l’anno scorso con quei ragazzi quando hanno fatto una proiezione di beneficenza.

Finalmente qualcuno l’ha fatto vedere. Quella è la loro vita e non può diventare una cosa commerciale, devono essere presenti quando viene mostrato.

È bello vederlo con un pubblico.

Sì. L’ho visto con loro due o tre volte e non ho mai visto un pubblico così coinvolto da un film. È fantastico sapere che sono riusciti a tirare fuori qualcosa da questa esperienza, perché mentre giravano le cose sono andate parecchio male. Allora, tu sai che ho scritto una sceneggiatura basata sulle loro vite, sono rimasto così coinvolto dalle loro storie. Ho finito la sceneggiatura, e il produttore e tutti gli altri erano entusiasti, stava andando avanti, poi il mio agente mi ha chiamato dicendo, “Stanno producendo il quarto film di Indiana Jones.” Io ho detto “È una cosa bella, no?” E lui ha detto “No, è terribile.” Perché l’unico studio che poteva produrre il nostro film è lo stesso che ha prodotto I Predatori e quando è iniziata la produzione dell’ultimo, hanno deciso di non produrre nessun altro film con quel personaggio all’interno, di sicuro non un film da 6 milioni di dollari fatto per prenderlo in giro. Quindi quel giorno, letteralmente, il lavoro è finito.

A Spielberg è piaciuto comunque, è un fan.

È un fan di quello che hanno fatto, ma non gli piaceva l’idea di girare una storia su come è stato prodotto quel film. In più, il quarto film ha cambiato il modo in cui guardi I Predatori dell’arca perduta, ha inficiato il modo in cui il film è stato scritto. Perché bisogna vedere I predatori dell’arca perduta come un relitto degli anni Ottanta, farlo ritornare e risorgere ha fatto perdere molto quella sensazione. Ora puoi solo percepire un po’ quello spirito.

Peccato.

È davvero un peccato. Ero davvero speranzoso a riguardo. Ma così va la vita.

ALEX GODFREY

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