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A cosa serve Scialla Semper di Massimo Pericolo?

A soddisfare il bisogno di una certa parte del pubblico rap italiano e a confermare un grandissimo talento.

di Federico Sardo
19 aprile 2019, 10:57am

Fotografia di Giulia Bersani

Recentemente leggevo in giro commenti sulle ultime cose di un rapper di quella che abbiamo definito nuova scuola. Non ricordo chi fosse, ma potrebbe valere per quasi tutti: Rkomi con Dove gli occhi non arrivano, Ghali con "Cara Italia" e "I Love You", Sfera Ebbasta da Rockstar in poi, l'ultima trasformazione di Achille Lauro, la Dark Polo Gang con Trap Lovers. La discussione era tra i delusi da una "svolta pop" e quelli che sottolineavano che si trattasse sì di pop, ma di qualità. A questa affermazione, qualcuno rispondeva: "Sì, ma per me può anche aver fatto un capolavoro avanguardista che cambierà le sorti dell’umanità, però a me piace il rap”.

Siamo in effetti in un periodo in cui quasi tutti gli artisti emersi negli ultimi anni facendo, chi più o chi meno, qualcosa di assimilabile al rap, ora stanno cercando di non ripetersi, evolversi, andare altrove, e questo "altrove" spesso è il pop. Credo sia una scelta legittima e coraggiosa, un salto nel buio che denota ambizione e non voglia di pararsi il culo o svendersi. Il rap va più forte di quanto sia mai andato dalle nostre parti, e quindi fare un salto in un’altra direzione che si conosce meno è comunque un azzardo. Peraltro "lasciando" il rap ci si butta in un’altra piscina dove nuotano le super popstar italiane iperconsolidate, e non è detto che in quel confronto si riesca a primeggiare. Anzi, si rischia di perdere il proprio pubblico e di trovare gente che se si trova bene ad ascoltare Biagio Antonacci non vede perché ora dovrebbe passare ad ascoltare te.

È anche vero però che quello sfogo tutto "Ok la ricerca, la raffinatezza, i nuovi orizzonti, ma cazzo io voglio il rap, ascolto questi qua perché mi piace il rap, perché nessuno vuole più fare il rap?” mi ha colpito molto. Anzi, mi ha offerto una prospettiva e un tipo di sguardo che, perso nei discorsi che facevo qui sopra, non avevo tanto considerato. L’appassionato di rap in Italia ha una grande voglia di rap. Si è avvicinato a questa “nuova scuola” quando questa parlava di droga, armi, spaccio, disagio sociale e rabbia e aveva ben poco a che fare con i buoni sentimenti o con l’evocare immaginari cartooneschi. Ed è qui che si intravede il desiderio di un ricambio, di un ritorno a un rap “brutto, sporco e cattivo”, a quel tipo di botta.

massimo pericolo scialla semper
La copertina di Scialla Semper di Massimo Pericolo, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

È in questo contesto che emerge un fenomeno come Speranza e, soprattutto, che all’improvviso arriva come un calcio sulla faccia di tutti “7 Miliardi” di Massimo Pericolo. Un brano che, nel giro di due mesi, ha avuto un successo talmente pervasivo che tenderei ad escludere che chiunque abbia letto fino a qui possa non averla ancora mai ascoltata. È inutile sottolineare ancora una volta la sua potenza, l’immaginario che evoca, la base fortissima. Quello che va detto però è che quel pezzo ha messo Massimo Pericolo sulla mappa, facendolo praticamente passare da zero a cento in un lasso di tempo molto breve. Non deve essere facile gestire una cosa del genere.

Fortunatamente Pericolo ha trovato sulla sua strada un buon gruppo di lavoro a partire da Phra Crookers, Nic Sarno e l’entourage di Pluggers, gente con una certa esperienza che ha saputo prendersi cura di un progetto come questo in un momento così delicato. Ma un’altra fortuna è stata quella di avere già scritto tantissimo e di avere praticamente il disco già pronto una volta che le cose si stavano facendo serie. Il disco, Scialla Semper, è uscito quindi presto; la sorpresa per il pubblico più superficiale è che “7 Miliardi” c'entra poco con il resto. Quella è stata la miccia, quello che è servito per prendersi il palcoscenico, ma solo per dimostrare poi ben altre doti.

Massimo Pericolo non è solo un rapper da banger violenti, nonostante ne abbia realizzato uno dei più memorabili che si siano sentiti da queste parti, ma è invece capace anche di una scrittura raffinata e complessa, accompagnata da soluzioni musicali “storte”, diverse e non banali. Lo aveva già dimostrato con i pezzi usciti prima di “7 Miliardi”, che il mondo si è andato a recuperare dopo, scoprendo un rapper diverso e con una sensibilità particolare, pezzi molto interessanti anche se ancora sviluppati più o meno al livello di demo. Di questa diversità l’esempio perfetto è stato il singolo successivo all’esplosione, la “Sabbie D’Oro” con il ritornello di Generic Animal e la produzione di Palazzi D’Oriente (giro 72-Hour Post Fight), che ha fatto capire a tutti che potevamo trovarci davanti a qualcosa di grosso.

Ora: Scialla Semper magari non sarà il disco di Massimo Pericolo che entrerà negli annali della musica italiana, dato che è molto breve e tre pezzi su otto erano già usciti, ma quello che ci rivela è l’esplosione e la conferma di un grandissimo talento che potrà regalare davvero tanto. Al momento dell’uscita i commenti che ho letto nei gruppi di appassionati menzionavano in continuazione due dischi d’esordio: quello di Sfera e quello di Marracash. C’era chi diceva che gli ricordava XDVR e chi che non si gasava così tanto per un esordio dall’epoca del primo album del “king del rap”.

Il ruolo di noialtri che scriviamo di queste cose a volte deve essere quello di gettare acqua sul fuoco dell’hype, smorzare un attimo gli entusiasmi eccessivi, contestualizzare le cose, andare a trovare i difetti, riportare tutto sul piano della realtà. È difficile però non lasciarsi prendere dall’entusiasmo e dalla sorpresa di un esordiente assoluto, ignoto ai più fino a pochi mesi fa, buttare fuori un lavoro registrato in una settimana che contiene gemme come “Cocco” e “Amici” e, appena un gradino sotto, “Soldati” e “Scialla Semper”.

Massimo Pericolo piace anche a chi non è particolarmente a proprio agio con la nuova scuola perché ha tutto quello che dovrebbe avere un rapper: flow, originalità, punchline, contenuti, street credibility, una scrittura solida e interessante, capacità di descrivere perfettamente il disagio della provincia, urgenza, autoanalisi, critica sociale e una vena lirica un po’ emo. Il tutto appoggiato su produzioni fresche e originali, di un livello raro per queste latitudini: oltre ai già citati Phra Crookers, Nic Sarno e Palazzi D’Oriente, “Ramen Girl” è prodotta da Gersan e Xqz era già dietro le precedenti “Cella senza cesso” e “Totoro”.

In “Cocco”, Pericolo canta “non ho più le parole/per dirti le cose che ho dentro/e rimangono dentro di me”, beh, ora le parole per dirci le cose che ha dentro le ha trovate. Ed è solo l’inizio.

Federico è su Instagram.

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