VBS – Boyband sud-coreane

Quest’estate sono stato in Corea del Sud per beccare una boyband. Quella delle boyband, o per essere più precisi, il K-pop in generale è un’industria estremamente lucrativa in Corea. La fascinazione del paese per le sue pop star porta, ovviamente, a vendere un po’ di dischi, ma soprattutto il faccino luminoso e iper-stiloso di questi ragazzetti apparirà su calzini, bottiglie d’acqua, cartelloni pubblicitari e figurine da collezione che andranno a ruba in tutto il paese.

E come in ogni ambito in cui vengono investite vagonate di soldi, la competizione è estrema. Ho passato un po’ di tempo a Seoul con i Teen Top, una band in procinto di fare il proprio debutto. Era composta da sei adorabili piccoli coreani che dicevano un sacco di cose buffe e inquietantemente programmate come, “Sono carino di aspetto, ma ho la reputazione da mascalzone.” Questi ragazzini sono stati presi dalla scuola elementare per iniziare un training super intenso, una vera riprogrammazione alla Jason Bourne.

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In realtà non è così diverso da quello che succede negli Stati Uniti. Sono sicuro che in questo momento, a Orlando, c’è un neo-Lou Pearlman con un durello e un libretto per gli assegni che dà lezioni di stile a un quattordicenne con la cresta promettendogli il mondo. Ma gli investimenti fatti sui ragazzini in Corea sono decisamente maggiori, e il training molto più duro: un regime omnicomprensivo, 24 ore al giorno, sette giorni sul sette, con questi ragazzini che consegnano le proprie vite nelle mani delle compagnie di management che si occupano di mettere su queste formazioni.

Ok, non volevo raccontarvelo in modo così deprimente. Guardate questo:

Visto? Ahah, sono così stranieri e buffi. Ecco.

Qui il trailer della puntata The Vice Guide to Everything – Korean Boy Bands

RYAN DUFFY

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