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Obitorio Instagram: la patologa che posta foto di autopsie

Nicole Angemi, aka @mrs_angemi, nella vita fa l’assistente patologa. Ma online gestisce uno degli account instagram che più hanno fatto discutere negli ultimi tempi, una via d’accesso diretta al mondo della dissezione degli organi e delle autopsie.

Si tratta di un mondo che pochi di noi conoscono da vicino. Di primo acchito, l’homepage di @mrs_angemi è un mosaico colorato di immagini insanguinate e violente di Figure 1, il cosiddetto instagram per i medici. Ci sono cervelli dissezionati. Feti abortiti. Uteri in prolasso. Ma se il sangue e gli organi dissezionati sono ciò che mi ha fatto avvicinare al suo lavoro, la cosa che più mi ha stupito è la finezza di dettagli delle didascalie. Nicole non condivide immagini per provocare shock gratuiti in chi le guarda, ma le mostra per rivelare delle verità, anche se nauseanti, sul corpo umano e sulle cause di morte.

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Ricorda spesso ai suoi follower che il suo ruolo di assistente patologa non va confuso con un ruolo di medico. La sua specialità è identificare infezioni e riconoscere le malattie che hanno portato al decesso. Alcuni follower le inviano messaggi privati, chiedendole diagnosi, ma lei risponde sempre fermamente che non può occuparsi di problemi di salute di persone ancora in vita.

Mentre @mrs_angemi ha raggiunto più di 10.000 follower al momento in cui scrivo, non tutti condividono la sua missione di mettere in luce il mondo postmoderno. Nicole ha l’ansia costante di infrangere le linee guida di Instagram, molte delle sue foto hanno subito dei “report” da parte della community di Instagram per ragioni ancora inspiegate. Nel corso degli anni, tre dei suoi account sono stati chiusi.

Alcuni suoi colleghi dell’ambito medico condannano il suo account. La sua documentazione potrebbe essere considerata da molti follower un valido contributo medico nella seppur insulsa cornice di un social media, ma lei dice che alcuni professionisti della salute tendono a credere che le foto e i video di autopsie e dissezioni che condivide dovrebbero essere tenuti entro i confini dell’accademia e della medicina, lontano da pubblico.

“Se qualcuno vuole vedere com’è un’autopsia,” mi dice mentre pranziamo nella sua cucina, vicino a una placenta appena estratta, “perché non possiamo fargliela vedere?”

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