Intervista a Zola Jesus

Io non faccio mai interviste, ma a quest’artista ci sono affezionata, quindi ho fatto un’eccezione. La sua musica mi ha fatto molta compagnia, un tipo di compagnia tutto speciale tipo prendersi per mano e buttarsi dentro un secchio della spazzatura assieme. Lei è Zola Jesus, e il suo disco STRIDULUM II (versione espansa dell’EP uscito da poco per Sacred Bones) uscirà a Settembre 2010. Occhio perchè pare che in autunno succederanno cose incredibili in una fortezza medievale vicino Roma. Io ci vado.

Vice: Cara Nika, qui è Giorgia di Vice. Ti seguo fin dai tempi di Poor Sons e penso di aver letto e ascoltato ogni cosa che hai fatto uscire. Quindi ora non ti chiederò da dove viene il tuo nome, dato che chiunque può cercarselo su google e trovare la risposta in due minuti. A questo proposito ci tengo a farti sapere che ZOLA qui da noi è il nome di un formaggio – e io adoro il formaggio. Mentre ti scrivo ho nelle cuffie il tuo Ep Eulogy (NotNotFun Luglio 2010, collaborazione tra Zola Jesus e L.A. Vampires ovvero Amanda Brown dei Pocahaunted ). Questo è il genere di roba che posso ascoltare mentre lavoro perché mi mette in condizione di concentrarmi meglio, come se il mio corpo partisse per un viaggio mentre il cervello resta alla scrivania. Credo dipenda dal fatto che tutto succede in uno strato di fondo con cui poi la tua voce si mescola – mentre in Stridulum mi sembra che il fuoco sia più attorno alla voce e ai testi. So che hai studiato come cantante lirica, quindi mi chiedo se ti piaccia ancora che tutta l’attenzione sia sulla voce, o se preferisci lasciarla annegare insieme al resto.
Zola Jesus: All’inizio ero molto timida con la mia voce, e cercavo di fare in modo che diventasse un tutt’uno con il suono. Ma da qualche tempo inizio a viverla diversamente. La voce è il più umano degli strumenti, e arriva a comunicare una serie di emozioni che altri strumenti non possono raggiungere. Non so se sono diventata più sicura della mia voce, ma di una cosa sono sicura, cioè che la voce mi permette di esprimere molto chiaramente certe cose attraverso la mia musica.

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Ascoltando Stridulum è la prima volta in cui mi sembra di capire davvero quello che stai cantando, e mi pare che tu ti rivolga sempre a una seconda persona specifica. SI tratta di qualcuno in particolare? A dire il vero mi piaceva molto anche quando non capivo una parola, così potevo immaginare che i tuoi lamenti e la disperazione fossero una sorta di esorcismo collettivo. Hai effettivamente cambiato i tuoi temi, o sono io che sono più a mio agio con la lotta interiore che con il romaticismo?
La seconda persona è generalmente la gente di fronte a me. Cerco di instaurare una conversazione all’interno della canzone, dato che quello che canto è si personale ma è anche un mezzo per condividere idee e stati d’animo. I primi tempi, quando oscuravo il cantato, usavo la voce per costruire stratificazioni sonore. Non erano le parole ad essere importanti, ma la forza e la forma del suono. In realtà non credo di avere del tutto abbandonato questa cosa, quanto piuttosto cercato di aggiungere una funzione diversa alla mia vocalità.

Ho cercato di individuare un concept dietro al tuo ultimo album, e direi che si tratta di un alternarsi di momenti di luce ad altri di oscurità, o forse di un percorso che parte da una condizione per arrivare all’altra. Come artista che cosa rincorri, ricerchi e persegui? Che cosa ti fa sentire soddisfatta del tuo lavoro? Quali sono le tue fonti di ispirazione extra-musicali?
Voglio creare musica che sia un contributo, canzoni che parlino di qualcosa a qualcuno. Vedo un sacco di buchi, e bisogna che qualcuno li riempia. Siamo sempre più in una posizione che mette a rischio la nostra consapevolezza, stiamo diventando ciechi riguardo un sacco di questioni importanti che non credo dovrebbero essere ignorate. Tutto quello che voglio è fare un po’ di luce su questa consapevolezza, in un modo o nell’altro. Da piccola andavo sempre a passeggiare nella foresta con mia nonna, e lei guardava gli alberi e mi diceva “Santo cielo, guarda come sono verdi questi alberi!”. Chiaramente erano solo alberi qualunque, ma basta iniziare a guardare le cose fuori dallo schema mentale di “cosa è normale” che tutto diventa una specie di folgorazione. Il cielo è così blu, il terreno così solido. L’uomo ha raggiunto obiettivi al di fuori di ogni immaginazione, come avrebbe potuto farlo se non in uno stato di costante ricerca e ispirazione? Non posso pensare di vivere in questo mondo passivamente, ci sono troppe cose da scoprire attorno a me.

Dove vivi? Parlando di influenze, in che misura il luogo in cui vivi si riflette nella tua musica?
Al momento sono in un limbo tra il Wisconsin e Los Angeles, questo fine settimana in particolare sono in tour nei dintorni di L.A. Essere cresciuta nella tranquilla campagna del Wisconsin mi ha sicuramente inspirata, era un posto liberatorio e al contempo a volte oscuro. È un po’ come il concetto di anarchia, che sembra eccitante finché non realizzi di cosa sia capace l’umanità. In realtà a me è stata concessa molta libertà e spazio per imparare, e anche le condizioni atmosferiche sono state una variabile importante…il clima durante l’inverno è spesso davvero brutale e sei forzato a scontrartici per sopravvivere.

Qual è la tua situazione in cui preferisci suonare, quale contesto immagini sarebbe l’ideale per un tuo show?
Mi piace suonare in grandi palazzi antichi in cui si respira la storia e l’acustica è naturale.

Sembra che a te piaccia molto sperimentare e collaborare con diversi musicisti. Suoni ancora con le stesse persone con cui hai mosso i primi passi? Raccontaci anche dei tuoi progetti paralleli.
Molti musicisti tendono a dimenticarsi di quale sia il dovere di un artista, che è sperimentare e provare nuove cose per portare qualcosa di nuovo alla società. Questo è il principio, ma la gente è pigra e tende a stagnare quando si sente a proprio agio, e perciò si dimenticano quale fosse la loro missione primaria. Collaboro con altri musicisti nell’ambito di progetti paralleli come Former Ghosts ( trio formato da Nika insieme all’ex frontman degli Xiu Xiu, James Stuart, e a Freddy Rupert dei This Song Is a Mess But So Am I) e Nika+Rory (dove Rory sta per Rory Kane, bandmate storica di Nika). Zola Jesus è sempre stato un progetto solista.

Se potessi esprimere un desiderio, con chi (ancora in vita o meno) vorresti duettare?
Diamanda Galas, Ronnie Spector, Michael Gira, Beyoncè.

Sei in tour, giusto? Da dove mi stai scrivendo? Ti stai divertendo?
Sono su un aereo che mi porterà a Seattle da Chicago. Mi sto divertendo, come sempre, ma ci sono nuove sfide ogni giorno. Ad esempio oggi il mio volo era in ritardo di 9 ore e dovrò suonare non appena scendo dall’aereo!

Verrai in tour in Italia in autunno. Che esperienza hai del nostro paese? C’è qualche band italiana che conosci e ti piace?
Ho suonato a Milano a Febbraio 2010, è stato bellissimo anche perchè ho vissuto questa esperienza con alcuni fantastici amici milanesi. Non conosco molto della nuova musica italiana, ma amo i Goblin e i vecchi compositori che scrivevano colonne sonore per il cinema degli anni ’70, come Stelvio Cipriani, Bruno Nicolai, Ennio Morricone.

Ho una copia dell’Ep New Amsterdam uscito per Holidays Records (etichetta indipendente milanese); come ci si sente ad avere una piccola etichetta di un paese semi-dimenticato come l’Italia che segue i tuoi passi? Parlami dei progetti fantastici che hai con Holidays per il prossimo futuro.
Mi sento privilegiata a poter lavorare con gente così speciale in giro per il mondo. Stefano, che gestisce Holidays, non soltanto è molto bravo con l’etichetta ma è anche una persona incredibile e io adoro lavorare con lui. A Novembre registrerò con Gary War in una fortezza medievale ad Itri ( piccolo comune in provincia di Latina), lo split che ne verrà fuori uscirà in America per Sacred Bones e per Holidays in Europa. Stefano sta lavorando durissimo per coordinare tutto quanto, e io non vedo l’ora che succeda.

Prima di dirci addio facciamo una digressione nelle cose delle ragazze. Vedo che hai decolorato i capelli da nero corvino a biondo platino: hai qualche segreto di bellezza per l’aridità mortale delle doppie punte?
Solo…un sacco di amore

GIORGIA MALATRASI

Per ulteriori informazioni visita www.souterraintransmissions.com e il sito di Zola Jesus.

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