Che cos'è "Awake/Tiger" dei Leute?
Tutte le fotografie sono di Guido Borso

Che cos'è "Awake/Tiger" dei Leute?

Abbiamo parlato con i Leute di quelle che sono due nuove canzoni che spaccano le pareti dell'emo, ma anche una serie di ritratti della loro vita, ma anche una performance elettronica nel simbolico condominio di Bligny 42.
18 dicembre 2017, 12:12pm

Leute è un gruppo multiforme che sta ai confini dell'emo. Il loro album d'esordio 9 Songs, uscito a maggio 2016, aveva avuto il pregio di mescolare i modelli e gli stili che solitamente vengono usati nella loro scena di riferimento per definire un progetto musicale—sapevano essere vellutati come caciaroni, vibranti come statici. Inoltre, e lo dico nonostante sia una questione di pelle, scrivevano e cantavano in inglese senza ottenere il temibile effetto copia-di-qualcosa-di-estero. E ora hanno fatto due canzoni che portano questo approccio ancora più in là. Si chiamano "Awake" e "Tiger" e usciranno in una maniera un po' speciale—stampate su un Flexi Disc appiccicato con quella colla trasparente delle riviste all'interno di una fanzine con dentro degli scatti che li seguono nell'ultimo anno della loro vita.

Questo giovedì, nell'atelier di un artista persiano dentro il famosissimo palazzo a-geografico e multiculturale che è Viale Bligny 42, ci sarà una cosa che sul suo evento Facebook si chiama "LEUTE CLUB + GUIDO BORSO presentano AWAKE / TIGER". Non sarà un concerto né un listening party, ma qualcosa di diverso. Per capire che cosa, esattamente, incontro in una vineria Carlo, che suona la chitarra e scrive i testi, Francesco, che suona il basso, e Guido, che fa fotografie. Gli chiedo di queste nuove canzoni che cominciano alla fine, che hanno dentro un sacco di vuoti, che suonano genuine e inedite, e loro mi spiegano come sono arrivati a comporle. Le potete ascoltare qua sotto in anteprima, e dopo potete guardare alcune delle foto di Guido e leggere quello che ci siamo detti.

Noisey: Mi dicevi che c'è gente che, vedendo l'evento, vi ha scritto per chiedervi se suonavate o se era qualcosa d'altro. E per me è una cosa figa.
Carlo: Era un po' l'intento che avevamo.
Francesco: È normale che quando attivi una macchina crossmediale in tutti i sensi diventa difficile capire tutte le sfumature che può avere. Lavorando con Guido, mi ha divertito tantissimo il processo più di ogni altra cosa! Fotografie in analogico, passate in digitale, che tornano in analogico. Musica analogica, passata in digitale, che diventa un graffio su un Flexi.

Dato che vi presentate come un "progetto musicale inclusivo al 100% in continua espansione", fare cose che esulano dal fare-un-disco-e-promuoverlo mi sembra un approccio più che sensato.
Carlo: Era l'idea che avevamo avuto io e Luca inizialmente, e per me 9 Songs era l'inizio di questa cosa. La parte grafica è stata tutta opera sua, e poi per la scrittura del disco io e lui siamo stati due pilastri attorno a cui sono girati altri musicisti. Credo che alla fine oltre a noi ci saranno state dodici persone, e poi c'è chi è rimasto seriamente coinvolto nel progetto come Thomas, il nostro vecchio cantante, e chi invece ci è rimasto per un mese. Per me era molto importante portare al prossimo step questa cosa, da cui Awake/Tiger. Tutti ci interessiamo di grafica, di musica, di produzione: ognuno ha la sua dimensione. Guido, nel tempo, si è guadagnato il suo ruolo come membro della band—se ha voglia, eh! [Ride]

Fotografia di Guido Borso.

E inoltre mi sembra che un'altra vostra qualità sia il fare le cose con calma.
Carlo: Assolutamente! Non c'è un piano di marketing per cui sappiamo ogni settimana cosa dobbiamo fare. Facciamo tutti tante altre cose, e siccome per noi Leute è super importante dobbiamo dargli il tempo giusto.
Guido: Alla fine se non hai delle date precise o un approccio tipo "Ok, dobbiamo far uscire questo, questo e quest'altro", il risultato è super spontaneo. La pancia, no? Quando la pancia ha bisogno di farsi sentire, si sente.

Credo che una delle cose che definisca la vostra musica sia il fatto che c'è dentro un sacco di spazio. Ha un grande senso di respiro, è evanescente.
Carlo: Sia in 9 Songs che nelle nuove canzoni c'è questa dimensione per cui la dinamica è tutto. Ci sono dei punti estremamente vuoti e lenti che richiedono una certa attesa. "Awake" è una canzone di tre minuti che succede a due minuti. Per me è importante dare quella sensazione per cui ogni canzone abbia il suo momento, non mi piace l'idea per cui ogni canzone debba essere un biglietto da visita delle mie idee. Ci sto molto dentro all'idea che una persona ascolti questo EP e dica "Che cazzo sta succedendo?" Queste erano le canzoni e dovevano crescere così. "Awake" non è una canzone emo, però per me ha senso.

Fotografia di Guido Borso

Contribuisce molto, a questo senso di spazio, il modo in cui fate le chitarre. Com'è che avete cominciato a suonarle non come chitarre?
Carlo: Sì, c'è molta chitarra non-chitarra ,d'ambiente, non so come chiamarla. Per me le cose sono due: una è stata iniziare a suonare la batteria, che mi ha fatto cambiare completamente il modo in cui suono la chitarra. Ho smesso di guardare tanto alla tonalità, alle modulazioni, e a concentrarmi sulla ritmica. L'ho visto molto quando abbiamo scritto i pezzi, il mio approccio è in contrapposizione a quello di Luca, che invece viene dalla teoria musicale e ha un'idea sua molto più melodica dentro. Io tendo sempre a portargliela verso le robe stronze! La seconda cosa è stata Ableton, perché ho iniziato a rovinare le chitarre attivamente! Quando abbiamo iniziato a fare Leute eravamo fondamentalmente quasi un gruppo punk rock, sembravamo i Title Fight. Poi nel tempo abbiamo cominciato a togliere robe, ad avere un'idea di suono. L'aiuto più grosso, nell'imparare a usare Ableton, è stato l'hip-hop—è un po' più facile fare delle cose decenti. Lavorare coi sample ti dà una dimensione di manualità da cui ti evolvi e inizi a registrare cose. 9 Songs è stato il primo disco che ho registrato da solo.

Apprezzo il fatto che tu mi parli di hip-hop, perché una delle cose che si leggono in Leute è il fatto che non volete fare una band che fa un genere, ma qualcosa di sfocato con dentro un po' di tutto. Tipo, "Tiger": con che cacchio inizia?
Carlo: Avevamo paura che non si vedesse, questo lato, però allo stesso tempo diciamo "Cavolo, ascoltiamo tante altre cose"... Awake / Tiger è molto più in là [rispetto a quello che abbiamo fatto in precedenza]. "Tiger" è uno strippo! È un pezzo che abbiamo fatto insieme a RIVA, un amico, uno scambio di idee che abbiamo avuto. Ci sono anche io con Ableton che suono tantissime trombe per finta. Su "Awake" invece sono vere perché è un sax, e il sax fa schifo fatto in MIDI, e le ha fatte Adele [Nigro, degli Any Other].

Fotografia di Guido Borso.

Guido, in che periodo hai scattato le foto della fanzine?
Guido: Dall'inizio dell'anno, tra gennaio e dicembre 2017. È un anno di attività dei Leute, rappresentato in maniera frammentaria, intima. La fanza, impaginata e con la selezione, racconta bene tutto questo insieme di date ed esperienze... sono sempre stato preso bene a stare in giro con band. Quando ho cominciato scattavo con una digitale, quindi scattavo scattavo scattavo e poi selezionavo dopo. Negli ultimi anni, e per questo progetto, ho cambiato idea di fotografia. Scatto molto di meno ma sapendo di più cosa sto scattando.
Carlo: Per me questa roba che Guido fa è megabella. Non capisco, ma apprezzo, il fatto che c'è il momento in cui ha un'idea: "Guarda, c'è questo posto qui, c'è questa foto, facciamola". Non sta lì tutto il giorno a fare un reportage, a fare foto come un pazzo. Siamo più soggetto della fotografia di Guido che non lui strumento di qualcosa d'altro.
Francesco: Diventa più viscerale perché il rapporto tra noi è concreto.
Guido:"Ragazzi, entrate dentro questo cespuglio all'Autogrill che scatto una foto"! è proprio una dinamica diversa che dipende da come ti imposti, da come sei te. Questo lavoro con Leute è meno reportage, ma molto intimo secondo me.

E com'è che avete cominciato a collaborare?
Guido: Abbiamo iniziato quando ancora c'era la prima formazione, Carlo, Luca e Thomas. Siamo andati in montagna, dove hanno registrato 9 Songs...
Carlo: In un monolocale sul Lago Maggiore che oggi non abbiamo più. Io son di lì. è tipo a 40 minuti da casa dei miei genitori, sopra una montagna, nel nulla completo.
Guido: Sono andato là senza neanche conoscerli tanto bene e niente, iniziamo a scattare. Le prime session che avevamo fatto erano mega... quasi tipo boy band di boscaioli! Loro che si appoggiavano ai rami... è stata una bella onda, perché la climax alla fine è stata la foto del ramo che gli taglia gli occhi, come se fosse una censura. Per me è come se fosse stata la foto con cui sono entrato un po' in testa nel gruppo, e mi ha trascinato, mi è piaciuto.
Carlo: Mettici anche il fatto che tu hai fatto il 70, 80 per cento delle foto di Leute... e hai preso una piega un po' più intima, proprio ritrattistica di persone, dettagli, robe. A volte mancano membri della band, e mi piace molto questa cosa. Guido ha dato l'occhio alla cosa, da fuori, e quindi c'è sempre il suo sguardo. A me gasa molto.

L'evento sarà allo Spazio Nour in Bligny 42, e quindi non può essere una scelta casuale. Parliamone.
Francesco: Bligny 42 è sempre stato un posto a cui sono legato perché è la culla di quel meticciato urbano che la città di Milano vive quotidianamente ed è entrato a far parte della città. Al di là del passato, del fortino della droga o di quello che vuoi, c'è sempre stato un forte clima culturale all'interno, da Agenzia X a Shake Edizioni. Adesso lo spazio è l'atelier di Mahmoud Saleh Mohammadi, un artista persiano. L'ho conosciuto attraverso l'Accademia di Belle Arti di Brera, a differenza del resto della comunità iraniana, conosciuta invece ruotando attorno al circuito teatrale della Paolo Grassi.
Carlo: Di tutti sono stato l'ultimo ad andare, per me è stato mega strano, [avendo fatto la Bocconi] sono stato in quei cento metri quadrati per tre anni e non avevo mai visto una cosa così. È un luogo anacronistico che mi è piaciuto moltissimo.
Francesco: Già in tanti avevano buttato l'occhio su Bligny 42, mi viene in mente lo shooting fotografico che ha fatto Studio Azzurro qualche estate fa. Bligny 42 è uno dei condomini più simbolici e interessanti di Milano: apparentemente casa di fantasmi e di emarginati, dove la trascurabilità e l’inconsistenza sembrano dilagare, si rivela invece una culla da cui affiorano e si innalzano prepotentemente gli stati d’animo più genuini, del singolo come della collettività. Spazio Nour è uno spazio dove nuove forme di partecipazione e condivisione sociale hanno la possibilità di configurarsi, dove siamo molto contenti di poter presentare Awake/Tiger. Mi è capitato di svegliarmi lì e trovarmi la domenica mattina con i bambini di tutte le etnie a giocare nel cortile. E ogni estate fatto una cena con tutti i palazzi, tutte le famiglie, in cortile.


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E all'evento cosa succederà, nello specifico?
Carlo: È un po' più meta la cosa! [Ride] Le cose fondamentalmente sono tre. La primaria è la presentazione di Awake/Tiger, questa roba multimediale della fanzine con il flexi, ma non sarà un listening party dato che i pezzi stanno già uscendo con questa premiere. La seconda cosa è Guido, che ha preso il posto e ha deciso di allestirlo con poster, foto inedite. Una roba che ha un po' il sapore di una mostra di qualche tipo. La terza sarò io che farò una performance musicale con il computer.
Francesco: Un esploso dei due pezzi! Carlo: L'idea è nata dal fatto che, sai cosa c'è? Piuttosto di fare un concertino di due canzoni, che non ha senso, prendo quell'idea lì. Tanto i pezzi li ho fatti io insieme ad altre persone, prendo quell'idea, quel sapore, e invece che portare la canzone e basta porto un esploso—dato che abbiamo deciso che è il termine ufficiale [ride]. Quello che è diventato è un mega-Frankenstein, più di quaranta minuti di nuova musica elettronica con dei riferimenti ad Awake/Tiger. Un mostro gigante che ho fatto assieme a un amico, Palazzi D'Oriente, che non vedo l'ora di fare uscire. Non è una roba aliena ma è molto più adatta all'ambiente che ci sarà.

Questa cosa uscirà in qualche maniera? A nome Leute?
Francesco: Verranno delle persone a farne un bootleg! Carlo: Ci ho messo sopra il mio nome, però io faccio parte di Leute, quindi alla fine è tutto brodo.
Guido: È giusto che l'albero abbia i suoi rami. A me piace molto questo approccio in cui tutti fanno qualcosa—tipo, i Trash Talk, che non mi pomperei normalmente, mi affascinano perché, oltre a spaccare tutto quanto dal vivo, anche loro sono trasversali. Il cantante ha una marca di vestiti, ed è dentro Odd Future, ha suonato con Tyler...

Fotografia di Guido Borso.

Un'altra qualità di Leute è il fatto che non vi poniate rispetto a ciò che fate in termini altisonanti, mi sembra. Non sparate grandi proclami, suonate e buttate fuori cose e stop.
Carlo: Quella è la speranza, la rendi un po' amorfa e si crea. Questa è una mia impressione, da dentro: per me Francesco ha una visione molto interessante perché è dentro emotivamente nei live, nella musica, ma lo è stato da un certo punto. È arrivato che il progetto già esisteva, e a volte lo tratto con un occhio mezzo fuori, gli chiedo sempre cosa pensa di certe cose perché io ci sono troppo dentro. 9 Songs è stato frutto di sbatti. Figlio di perfezionismo mio e di Luca, sbatti veri, testi vere, cose vere—il processo non è così affascinante, ma è davvero quello. Voglio dire questa cosa, per me è importante dirla nel modo migliore, per Luca questo mio modo è una merda, ne parliamo e via. La spontaneità è la cosa migliore, dato che per arrivare a superare tutti gli strippi e decidere di pubblicare qualcosa ci vogliono sofferenza e incomprensioni. Poi, una volta che è fuori, che vuoi dire? Io e Luca abbiamo modi di comunicare completamente diversi, ed è sia un valore che una maledizione.

Inglese Voi avete il blocco mentale tipo "Questo inglese non è convincente"?
Guido: Secondo me, fosse stata in italiano, sarebbe stata recepita più come una bomba. Si sarebbero infilati subito in un mondo diverso. E invece per me è una bomba proprio perché cantano in inglese. Sono sempre stato più affascinato dal sottobosco, quindi è anche una questione di ciò che gasa me personalmente.
Carlo: Al di là di Leute, in generale il problema non è natio/non natio. Quando una band ti chiede di fare uno sforzo per sopportare un accento è una cosa che non va bene. Se hai l'accento giamaicano ma canti in inglese hai un certo fascino. Generalmente un italiano si deve sforzare per ascoltare una band italiana che canta in inglese—il pensiero di solito è "Ma pensa che bomba se 'sta cosa la cantasse quello degli American Football!". Quando ci siamo trovati a fare questa cosa ci siamo detti, "Io personalmente per una roba culturale, per quello che so, per gli amici che ho avuto, per una serie di motivi ho sempre scritto testi in inglese. Quindi per me era semplicemente naturale. In tutto questo, lo sforzo poi per me è stato dire ok, ma questa roba qua è uno sbatti? La gente penserà che potevamo dire meglio quello che vogliamo dire? Quella è una cosa che personalmente non tollero, anch'io faccio lo stesso ragionamento, però tipo Yung Lean mi piace perché pronuncia bene e non è un peso! La ricerca è stata quella. Dal punto di vista dell'espressività, però, mi piace l'inglese, mi piace come suona in questo genere, la didascalicità dell'inglese in certe cose. Banalmente, c'è una poetica diversa. Ho scritto cose in italiano e sento che sono molto più indietro. Non sto dietro a quelli forti, mentre in inglese ho la mia dimensione.