Lilith, demone bandita dall’Eden per aver rifiutato la posizione del missionario

Cacciata dal Paradiso, è stata conosciuta per secoli come un demone del sesso e una minaccia per i neonati.

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04 aprile 2019, 5:57am

Di Dante Gabriel Rossetti via Wikimedia Commons.

La storia di Lilith, quella citata anche nella Bibbia, è strana e complicata anche per uno spirito. Facendo qualche ricerca sul suo nome ci si imbatte in centinaia di immagini di demoni femminili seminudi. La sua figura è stata discussa per secoli, e apprezzata e omaggiata negli ultimi anni—ma chi è veramente?

Ci sono varie descrizioni che le si possono attribuire: “il demone più conosciuto della tradizione ebraica,” per esempio, o quella di strega libertina. Ma queste brevi rappresentazioni nascondono la vera complessità della sua storia, che si è sviluppata nel corso dei millenni. Uno dei primi riferimenti che si conosca sull’esistenza di Lilith risale al 2400 a.C., in una lista di demoni sumerici che descrive una spaventosa schiera di "Lilu", una specie di succubi, che “fanno visita agli uomini mentre dormono per sedurli e dare alla luce bambini mostruosi,” come ha spiegato una studiosa Diana Carvalho.

Come figura demoniaca fortemente associata all’oscurità e all’infanticidio, Lilith appare in tutte le leggende dell’antichità, da gli ittiti, agli egizi, agli israeliti e ai greci. Nelle sacre scritture viene citata solo una volta, in Isaia 34:14, anche se il suo nome viene a volte tradotto come “gufo” o “strega notturna.”

La sua apparizione più conosciuta—e più citata—è quella ne L'alfabeto di Ben-Sira, un testo ebraico dell’Alto Medioevo, spesso considerato satirico. Qui, Lilith è descritta come la prima moglie di Adamo, creata dalla terra come Dio “aveva creato Adamo stesso.” Quasi subito, comincia a litigare con Adamo a proposito di sesso: “Aveva detto, ‘Non giacerò sotto,' e lui disse, ‘Non giacerò sotto di te, ma solo sopra. Perché tu puoi stare solo nella posizione inferiore, e io in quella superiore.’ Lilith rispose, ‘Siamo pari l’una dell’altro poiché entrambi siamo stati creati dalla terra.’”

Alla fine, secondo il testo, una Lilith esasperata “proferì l’impronunciabile nome di Dio e volò via nel vento.” Dopodiché, secondo la leggenda, Dio mandò tre angeli a implorarla di tornare e a informarla che, se non lo avesse fatto, ogni notte sarebbero morti cento dei suoi figli. Quando gli angeli riuscirono a trovarla e ad ammonirla, lei rispose, “Lasciatemi in pace! Sono stata creata per far stare male i bambini: se sono maschi, dalla nascita all’ottavo giorno avrò potere su di loro; se sono femmine, dalla nascita fino al ventesimo giorno.”

Ma anche se la storia nell’Alfabeto di Ben Sira è intesa come umoristica e irriverente, fa riferimento a vere tradizioni, come molti studiosi hanno fatto notare: come parabola, serve a spiegare l’antica pratica di dotare i bambini di uno speciale amuleto protettivo. (Inscritto con i nomi dei tre angeli, come a tenere lontana Lilith.) E, al di là degli intenti, la storia presentata nel testo attraversa secoli e culture, restando uno dei racconti dominanti su Lilith ancora oggi.

“Sebbene i lettori medievali avrebbero riso per la volgarità della storia, alla fine di questo racconto osé, il desiderio di liberazione di Lilith viene schiacciato da una società dominata dagli uomini,” spiega Tante Howe Gaines, studiosa della Bibbia. Questa, ovviamente, è una tematica universale e immemore.

Nel 1972, la teologa Judith Plaskow ha contribuito a far sì che questa interpretazione raggiungesse la propria apoteosi culturale scrivendo una parabola intitolata The Coming of Lilith. Invece di dipingere Lilith come una ruba-bambini, cattiva e ribelle, Plaskow ha cercato di spiegare la sua versione della storia: Lilith semplicemente non voleva essere comandata a bacchetta da Adamo, che vedeva come suo pari, quindi è fuggita, ma solo per essere violentemente attaccata in sua assenza. Il racconto di Plaskow si conclude con Lilith che incontra Eva e l’aiuta ad allargare la propria visione delle cose “finché il legame della sorellanza nacque tra di loro.”

Da quel momento, la posizione di Lilith come icona femminista era consolidata. Nel 1976, ci fu il lancio della rivista Lilith Magazine, che si dichiarava fieramente “Indipendente, ebraica & apertamente femminista”. Nel primo numero, la femminista e attivista ebrea Aviva Cantor Zuckoff scrisse un editoriale in cui spiegava perché un giornale moderno prendeva nome da un demone antico. “Lilith è una donna potente… riconoscendo la rivolta di Lilith e raccontando le sue vendette, anche i creatori del mito riconoscono il potere di Lilith,” aveva detto. “Anche se accettiamo le vendette di Lilith… possiamo vederle come un’auto-difesa contro la dominazione maschile e come una conseguenza dell’aver dovuto lottare da sola, secolo dopo secolo, per la sua indipendenza.”

Lilith è diventata una figura della cultura popolare elusiva e onnipresente nello scorso secolo, comparendo ovunque dall’Ulisse (dove viene descritta come la “patrona degli aborti”) fino alla serie tv sui vampiri True Blood. Ma c’è ancora chi la venera come uno spirito potente—anche se incompreso. Oggi, molti pagani, streghe e altri praticanti magici che lavorano con le forze divine femminili usano Lilith nelle loro pratiche; solitamente, viene invocata in riti che hanno a che fare con il sesso, il potere e il lato oscuro dell’archetipo femminile.

“Siamo bombardati da storie di divinità o figure maschili forti, ma raramente vediamo donne forti. Quando succede, queste storie vengono demonizzate, oppure il merito della loro forza viene attribuito all’uomo o a un potere maschile,” dice Jaclyn Cherie, la strega luciferiana che gestisce il blog The Nephilim Rising e lavora con Lilith nel contesto spirituale.

Secondo lei, Lilith è una figura potente che continua ad avere importanza per le donne oggi. “Ha lottato per la sua autodeterminazione, per il diritto di scegliere per se stessa,” sostiene. “Ha lottato per avere il diritto di decidere del proprio corpo, del proprio piacere e del proprio destino. Non so cosa ci sia di più lodevole di questo.”

[Una prima versione di questa traduzione riportava un errore sul nome di Adamo].

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