Salute

Come funziona il drug checking ai festival

Da anni Progetto Neutravel informa sulla riduzione del danno, e spiega quali droghe non mischiare col suo "vademecum per un uso consapevole."
27 maggio 2020, 9:53am
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Foto via Getty Images/farmer images.

Se in passato, aggirandovi per un festival o una serata nel Nord Italia, vi siete imbattuti in un gazebo con la scritta NTV su sfondo nero, forse li conoscete già: da oltre un decennio, Progetto Neutravel informa su riduzione del danno e dei rischi legati al consumo di sostanze direttamente sul territorio.

In Italia, nel frattempo, quando si parla di sostanze lo si fa ancora troppo spesso in modo retorico e moralista, in discussioni in cui combatterle diventa più importante che conoscerle. È anche per questo che nasce Sostanze psicoattive, vademecum per un uso consapevole, curato da Progetto Neutravel e che raccoglie tutte le informazioni che solitamente inserivano nei flyer.

Il vademecum rappresenta un tassello importante nel percorso verso l’implementazione della riduzione del danno in Italia, ma anche una fonte utile per chiunque cerchi informazioni scientifiche e chiare sulle sostanze. Per capire di più su come è nato, quali sono i cambiamenti che si registrano in Italia in termini di consumi, ma anche quali sono i mix da evitare e gli errori più comuni, abbiamo intervistato Elisa Fornero, coordinatrice del Progetto Neutravel, assistente sociale e esperta di uso di sostanze.

VICE: Ciao Elisa. Mi racconti cosa è Neutravel e quali sono le vostre attività?
Elisa Fornero: Neutravel nasce nel 2007 dall’unione di due progetti già attivi nella regione Piemonte. L’ambito è quello della riduzione del danno e la riduzione dei rischi nell’ambito del divertimento, quali festival, rave, eventi di musica elettronica e club.

A questo fine offriamo sul campo tutta una serie di servizi che vanno dalla distribuzione di flyer informativi, alla distribuzione di materiale di riduzione del danno (materiale per l'uso endonasale ma anche siringhe, preservativi e tappi per le orecchie), servizio di drug checking, e attività di formazione.

Quest’anno avete pubblicato per la prima volta anche il vostro vademecum. Come nasce e con quale obiettivo?
Nasce da un contatto con Eris Edizioni e l’obiettivo è puramente informativo: scrivere all’interno di un libro tutto quello che da anni scriviamo sui volantini informativi. Parlare in maniera onesta e scientifica delle sostanze, perché purtroppo questo ancora non sempre avviene, e raggiungere anche tutte quelle persone che non incontriamo nei nostri interventi. Non solo consumatori, ma anche i protagonisti nel mondo sanitario e universitario che hanno a che fare con chi usa sostanze.

Partiamo dal sottotitolo: vademecum per un uso consapevole. Che cosa si intende con un uso consapevole delle sostanze?
L’uso consapevole è un utilizzo informato, a partire dagli effetti fino ai rischi e ai danni. Devo sapere cosa prendo per essere consapevole delle conseguenze. In passato ci si è concentrati molto sulla patologia, per cui abbiamo visto la punta dell’iceberg, ma sotto c’è tutta una realtà di gente che utilizza le sostanze senza per forza sviluppare una dipendenza o delle criticità.

Negli ultimi anni sono uscite molte ricerche che dimostrano l’autoregolazione nei consumatori di sostanze: da quando abbiamo cominciato a fare interviste, l’età media delle persone che incontriamo non cambia. È sempre attorno ai 23 anni. Questa è una dimostrazione del fatto che quella tipologia di utilizzo è relativa a una fase specifica della vita, poi tendenzialmente torna a rientrare. La maggior parte delle persone, con una corretta informazione, riesce ad autoregolarsi.

Nel vademecum partite da un presupposto: trent’anni di guerra alla droga hanno causato più morti e danni di quelli che volevano evitare e il proibizionismo non riduce i consumi. Pensi che quest’affermazione sia condivisa dall’opinione pubblica in Italia?
L’opinione comune fa ancora fatica, le sostanze sono un grosso tabù. Trent’anni di guerra alla droga non hanno permesso un confronto onesto e hanno contribuito a rafforzare lo stereotipo per cui se una persona usa una sostanza, allora ha dei problemi. Ma in questo campo vale il triangolo di Zinberg, dove bisogna prendere in considerazione tre fattori: droga, set e setting [droga, individuo e suoi vissuti, contesto]. La variabile droga sta solo all’apice del triangolo.

Laddove si sviluppano delle problematiche, dobbiamo vedere set e setting, che invece ne stanno alla base. Se vediamo le sostanze come l’unico problema, tolto il quale spariscono anche gli altri due, necessariamente nell’affrontarle si va incontro a errori.

A livello istituzionale a che punto siamo?
Dobbiamo sicuramente fare dei passi in avanti, però ci sono dei cambiamenti positivi. Nel 2017, un po’ in ritardo in Europa, la riduzione del danno è entrata a far parte della legge quadro sui livelli di assistenza, diventando di fatto anche in Italia uno dei pilastri delle politiche sulle droghe, insieme a lotta al narcotraffico, prevenzione e cura e riabilitazione. È una legge quadro e ogni territorio deve legiferare. Per adesso il Piemonte è l’unica regione ad aver definito quali sono le prestazioni di riduzione del danno, ma si sta premendo a livello nazionale affinché le regioni legiferino, per cui voglio essere positiva. I segnali di cambiamento ci sono.

Entrando nel merito del vademecum, le droghe sono divise in quattro grandi categorie e per ognuna si analizzano effetti, rischi, e mix da evitare. Quale credi sia la categoria su cui si è meno informati?
Mi verrebbe da dire i depressori, ovvero quelle sostanze sedative che riducono l’attività del cervello. Tra questi principalmente alcol e benzodiazepine. L’alcol perché si tende a prenderlo più alla leggera, ma spesso e volentieri è quella che fa la differenza, è la sostanza che mischiata con altro fa più danno. La maggior parte delle persone che si rivolgono a noi ai festival lo fa per via del mix alcol e cannabis.

In quanto alle benzodiazepine, invece, il fatto di avere qualcosa di prescritto dà un falso senso di sicurezza. È vero che sono chimicamente testate, ma nondimeno è necessario che ci sia sempre un professionista che controlla il processo di assunzione.

Foto via Facebook, per gentile concessione di Neutravel

Quali pensi siano invece alcuni dei falsi miti più persistenti sulle droghe?
Uno che mi viene in mente è quello per cui la droga crea buchi nel cervello. È chiaro che tutto quello che assumi comporta dei rischi, ma alcune delle sostanze per cui un tempo si diceva questa cosa oggi vengono usate a scopo terapeutico—come l’MDMA, per esempio. È una sostanza a cui questo mito è particolarmente legato. Eppure sappiamo che escluso il sovradosaggio—perché tanto aumenti solo gli effetti collaterali e non il piacere—e presa una volta ogni 40 giorni e con le dovute accortezze e conoscenze, è possibile rimediare agli effetti collaterali, sia da un punto di vista neurologico/fisico che psichico.

Nei vostri anni di attività avete registrato dei cambiamenti nel consumo di sostanze?
Diciamo che ogni periodo ha i suoi trend e le sue specificità, ma di cambiamenti radicali non ne abbiamo incontrati. In generale possiamo dire che di uso endovenoso ne vediamo veramente poco. Attorno agli anni 2010 si rilevava l’uso di ketamina per via inframuscolare, ma poi è rientrato. Negli altri paesi a un certo punto c’è stato poi un incremento di uso di oppioidi sintetici, ma in Italia effettivamente non si è registrato.

Ci sono invece delle sostanze che avete smesso o aggiunto nella vostra attività?
Tolta nessuna, perché anche se alcune informazioni vengono cercate da una piccolissima percentuale di persone, sono comunque utili.

Abbiamo inserito invece le nuove sostanze psicoattive, come la 25x NBOM e Dox. Sono sostanze che nel resto di Europa hanno cominciato ad affacciarsi, ma vedendo i dati del drug checking a noi risulta che una sostanza su tre rispetto alla prima sperimentazione non era quella che la gente pensava che fosse. Solitamente vengono vendute come LSD.

Su questo: perché è importante il vostro servizio di drug checking e cosa ci dice sulle sostanze?
È fondamentale proprio nell’ottica per cui più una persona è consapevole, più può autoregolarsi. Per la nostra esperienza, la maggior parte delle persone quando scopre che la sostanza che ha comprato non è la stessa che cercava sceglie di non utilizzarla.

Anche nel caso scelgano di usarle, è importante sapere a cosa si va incontro. Le sostanze vendute come LSD, come la 25x NBOM e la Dox, oltre a un effetto psichedelico hanno anche un effetto stimolante. Se non se ne è consapevoli, ci si può spaventare di fronte agli effetti inaspettati e sviluppare problematiche.

Per ogni sostanza, l'ultimo paragrafo del vostro vademecum è riservato ai mix da non fare. Quale credi sia il mix che si tende a sottovalutare di più?
Oltre al mix alcol e cannabis, un mix importante è il mix alcol e ketamina—sostanza che è un po’ in tutti gli ambienti in Italia. E soprattutto il mix ketamina e oppio—non solo se le si usano contemporaneamente, devi fare attenzione che passino un bel po’ di ore tra un uno e l’altro, perché rischi di andare in overdose.

Guardando al futuro invece, quali sono le sostanze e i trend che state guardando con maggiore attenzione?
Sono curiosa adesso rispetto all’utilizzo di psicofarmaci a scopo ricreativo. Gli psicofarmaci li abbiamo già aggiunti nei nostri questionari, ma vogliamo studiarla meglio perché alle volte può essere solo una paura rispetto a qualcosa di nuovo che ti spaventa, che anche gli operatori non sanno come gestire.

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