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I migliori passaggi dell'autobiografia di Luchè, 'Potere: Il Giorno Dopo'

"Qui dove la vita non vale niente. Dove si muore per uno sguardo di troppo, una miserabile partita di droga non pagata, oppure perché stai semplicemente parlando con una ragazza."

di Elia Alovisi
25 luglio 2019, 8:22am

Le fotografie compaiono per gentile concessione dell'ufficio stampa di Luche

Luchè ha da poco pubblicato una nuova versione del suo ultimo album Potere intitolata Il giorno dopo , accompagnata da un'autobiografia realizzata insieme a Rosario Dello Iacovo. Come avevamo scritto per la sua uscita, il disco "è una dichiarazione di intenti, un disco pieno di strada, di vite complicate e di riflessioni mature, anche se con la maturità non c’è la voglia di sedersi sugli allori, ma invece la spinta a sfidare se stessi percorrendo nuove strade e rimanendo al passo coi tempi.

Ecco: nel libro Luchè si racconta seguendo esattamente queste coordinate: strada, una vita complicata, riflessioni mature, spinta a migliorarsi. Io non ho letto poi tanti libri di rapper, ma devo dire che questo è davvero una cosa ben fatta, e probabilmente lo è per due motivi. Il primo è il pubblico: non ho dati esatti a riguardo, ma la mia impressione è che si rivolga a un gruppo di lettori non propriamente adolescente e quindi possa permettersi complessità che sarebbero state altrimenti tagliate via da un editor. Il secondo è la vita dell'autore, che segue la più classica delle strutture zero to hero.

Luchè cresce nel nulla rugginoso e marcio della periferia nord di Napoli. Marianella, Scampia, Secondigliano. Armi, spaccio, truffe. La sua prosa procede per episodi: ricordo quello, ho visto questo. Le persone compaiono all'improvviso, come il mondo quando una palpebra si spalanca. Compagni di una vita come Geeno e Corrado aka CoCo. Il venditore di palloncini e giochi da spiaggia, Ciro, che gli insegna l'idea di lavoro. Fabio, Marracash, fratello a distanza, e i ragazzi dei Dogo. Rosario D-Ross e la sua compagna Star-t-Uffo, a cui affida la musica dei dischi della sua rinascita artistica. E Antonio, 'Ntò, che con lui ha fatto quella cosa di enorme importanza per l'Italia intera chiamata Cosang.

Tutti loro Luchè li racconta con passione e sentimento, e poca paura di dire le cose come stanno. Parla di litigi e scazzi nei dettagli, dalla volta che si tentò di forzare una reunion dei Cosang a quella in cui si sentì trascurato all'interno di Roccia Music, dal featuring mai successo percepito come mancanza di rispetto da parte di un giovane della Nuova Scuola alle difficoltà incontrate nella stesura dei suoi lavori solisti. E poi ci sono gli amori, snocciolati come albicocche o un po' troppo dolci o un po' troppo acerbe, mai davvero realizzati e fonte di ispirazione per la scrittura.

Perché poi è quello il punto: Luchè è una persona che scrive, sia in rima che no, e di rime ne mette molte lungo il corso del libro. Spiega come sono nate delle canzoni, e nell'ultimo capitolo non si vergogna di inserire interi testi all'interno della narrazione—che tanto poi quella della sua vita e quella della sua musica si sovrappongono. Abbiamo avuto la possibilità di pubblicare alcuni passaggi dalla sua autobiografia. Potete leggerle qua sotto e ascoltare Potere cliccando sulla copertina.

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Clicca sulla copertina di Potere: Il giorno dopo per ascoltarlo su Spotify

Sui primi anni della sua carriera:

"In questi anni viviamo uno stato mentale di repressione assoluta, zero opportunità. Nessuna ragazza, non un sentimento, solo un filo di speranza a tenere in piedi le nostre vite. Crescere nella periferia nord di Napoli può essere considerato sia una punizione divina che un biglietto vincente della lotteria. [...] A un certo punto, gli scantinati occupati con i rubinetti inchiodati al muro diventano normalità. Giocare a carte nel sottoscala di un palazzo è tutto quello di cui abbiamo bisogno, perché fa sentire l'America vicina anche se in America non ci siamo ancora stati."

"Siamo con la Panda di Mario. Guido io e prendiamo Via Campana, diretti a casa sua nella 167. All'improvviso uno scooter ci taglia la strada, mentre un altro ci supera e si mette davanti. [...] Mario prova ad aprire lo sportello, ma uno di questi non gil dà neanche il tempo e lo richiude con un calcio. Poi un altro tira fuori la pistola, prima rompe il finestrino con un calcio e poi il metallo è freddo. Disegna un cerchio perfetto sulla mia tempia. Ma io, la scena, la guardo dall'alto. Come se stesse accadendo a un altro, mentre il vento che arriva dal mare mi accarezza il viso e mi restituisce la sensazione netta di essere vivo. Arriva anche qui, fra questi palazzi di periferia. Qui dove la vita non vale niente. Dove si muore per uno sguardo di troppo, una miserabile partita di droga non pagata, la maldicenza di un infame, oppure perché stai semplicemente parlando con una ragazza."

Sul primo periodo a Londra:

"Non sono mai stato il tipo da rapine o cose del genere, quel mondo non mi attira. Provo invece attrazione per chi usa il cervello per fare soldi, le truffe e i pacchi. I pacchi nel nostro gergo sono vendite fasulle dove, nel pacco che ti porti a casa, non c'è quello che credi di aver comprato ma una lattina di Coca Cola o un mattone dello stesso peso del prodotto originale. Trascorro molti anni della mia gioventù per le strade di Londra a fare i pacchi. Vendo vestiti classici prodotti in Cina, spacciandoli per abiti firmati o fatti a mano in Italia. Questo lavoro si chiama 'o magliar', un business che solo noi napoletani facciamo in quasi tutto il mondo."

Sui Cosang:

"Noi [Cosang] siamo solo veri: raccontiamo la violenza del posto in cui siamo cresciuti, dove continuiamo ad abitare e dove, proprio a cavallo dell'uscita di Chi more pe' mme, esplode la cosiddetta Prima faida di Scampia [...] È una guerra, ma il fatto che il nostro disco esca nello stesso periodo è solo un caso, perché i pezzi sono stati scritti molto prima: la testimonianza che non siamo noi a essere violenti, ma costretti a crescere dove omicidi, agguati, militarizzazione del territorio, coprifuoco, sopraffazione, sono il quotidiano che dobbiamo ingoiare come se fosse la norma."

"E poi io penso che la vita di strada napoletana non sia solo camorra, ma soprattutto arrangiarsi. È innanzitutto furbizia che nasce dalle privazioni. È la cazzimma di chi sa che i soldi devono venire fuori per forza, a furia di mangiarsi a morsi la vita. La nostra musica non è giornalismo, ma la poesia cruda di chi ha perso un fratello."

"Io e Antonio abbiamo un carattere molto difficile. Quando scatta una lite dura un mese, usiamo termini eccessivi e sbagliati, smettiamo di parlarci. Non c'è l'atmosfera serena per lavorare a un progetto così importante, è una situazione che si fa progressivamente insostenibile. [...] Meglio che resti il ricordo di quei due splendidi album, veri al cento per cento fino al midollo, piuttosto che sporcarlo con un disco in cui noi stessi non sappiamo dove vogliamo andare."

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Le fotografie compaiono per gentile concessione dell'ufficio stampa di Luche

Sulla sua attività imprenditoriale:

"Di sicuro i miei punti di riferimento, con tutto il rispetto, non sono gli imprenditori locali o gli artisti italiani, ma gente come Jay-Z, P. Diddy o Jimmy Iovine. Sono persone che hanno cambiato il corso della musica anche proponendo idee che andavano in direzione diverse, hanno fatto capire a tutti che la creatività è alla base del progresso e che, dando fiducia ad altri, costruendo team solidi e volenterosi, senza paraocchi e limiti mentali, si possono inventare cose nuove, dare importanza a oggetti dimenticati, come per esempio le cuffie della Beat."

Sul fascino di Londra:

"Ovviamente [a Londra] vivevo in periferia, quindi tutto ciò che avevo sempre sognato era lì sotto i miei occhi. Ricordo ancora quando molti anni prima vidi il video di Dr. Dre feat. Snopp Dogg, "Still D.R.E.", dicendo a me stesso: anche io voglio vivere così, su una Cadillac cabrio a pompare rap tutto il giorno con tre mulatte mezze nude vicino. Quel video mi spinse a dire ciao alla mia realtà fatta di repressione, ignoranza, squallore, per cercare la luce che mi rendesse vivo. Quando gli eventi s'intrecciarono e mi portarono a Londra, feci il primo passo verso l'oasi che tanto desideravo."

Sul periodo in Roccia Music:

Quando esce "GVNC", le reazioni sono miste. Tutti riconoscono la bomba che è, ma alcuni non sono pronti per questo sound che non ha precedenti in Italia. Se non il primo, è sicuramente tra i primi pezzi trap prodotti nel nostro paese, o almeno quello che fa più parlare di sé. Forse il nostro look molto dark è fin troppo avanti per l'Italia, che proprio in quei mesi si sta, con tante difficoltà, riaffacciando allo street rap dopo anno di ironico e trash. [...] Durante le riprese del video, però, accade una cosa che mi prende male. A un certo punto, senza che io ne sappia nulla, vedo tutti allontanarsi e poi stappare due bottiglie a un tavolo dove sono appoggiati due contratti: quello per Achille Lauro e quello per Fred De Palma. Resto colpito dal fatto che nessuno me l'abbia detto, ma soprattutto perché nessuno mi ha mai fatto firmare una carta, come a voler dire che non c'è pericolo o timore di perdermi, che non valgo così tanto."

Guarda la nostra video intervista a Luchè:

Su Secondigliano e Scampia:

"Ricordo una salumeria molto nota sul Corso di Secondigliano, chiamata 'E femmeniell', dove andavano a pranzare con panini e frittate di maccheroni tutti i boss, i capi piazza e gli spacciatori di Scampia. Ricordo uomini di cinquant'anni baciare ragazzini di quindici per poi sussurrargli all'orecchio "salutami tuo fratello". In quel caso era il fratellino piccolo di un caro amico di amici, uno dei primi morti della faida di Scampia scoppiata nel 2005. Gli spararono mentre guidava il suo scooter, davanti agli occhi della figlia che invece era in una macchina dietro. Lui non veniva da una famiglia povera, il padre era benestante ma divenne uno dei migliori uomini di Di Lauro. Si narra che fu ucciso dal suo migliore amico. I Cosang presero spunto da questa vicenda per scrivere "Amic Nemic"."

"Ricordo un appartamento a Scampia, dove mi sono svegliato ogni mattina per tre anni con le urla dei tossicodipendenti che avevano appena comprato l'eroina nel complesso popolare Bakù, di fronte a casa mia. Ricordo l'esercito di centinaia di tossici che ogni giorno scendeva dai pullman che collegavano il centro di Napoli, la zona della Stazione Centrale e molte altre parti della città a Scampia. [...] Ricordo le aiuole ai lati dei marciapiedi, dove in pieno giorno si aiutavano a farsi l'uno con l'altro, mentre i ragazzini camminavano verso casa di ritorno da scuola. Era tutto normale, gli studenti neanche ci facevano più caso. Per non parlare degli spari nella notte, delle lavatrici buttate giù dai balconi quando ci si opponeva alla polizia durante un arresto. Come fai a ignorare tutto questo? Anche se non vivi quella vita lì, sei comunque parte di quel dolore e devi solo farne il tuo punto di forza."

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Le fotografie compaiono per gentile concessione dell'ufficio stampa di Luche

Sul suo primo amore:

"Quando avevo sedici anni, m'innamorai di una ragazza bellissima che tutti volevano e che per qualche motivo strano s'infatuò di questo ragazzo taciturno, vestito male, col piercing al naso e i capelli lunghi. Lei mi ferì come nessun'altra prima, mi dissero che durante una gita a scuola mi aveva tradito col suo ex, infatti poi ci tornò insieme poco dopo. [...] Le mie delusioni d'amore mi hanno sempre dato la carica per scrivere dei pezzi e per andare avanti, in tutto quello che facevo, mi hanno sempre spinto a lottare per vendicarmi. Infatti, per molti anni della mia vita e forse ancora oggi un forte senso di vendetta mi scorre nelle vene, e a volte prego che resti sempre così, non riesco a immaginare dove prendere la mia energia, se non dalla rabbia."

Su una quasi-reunion dei Cosang e "Fin Qui":

Salgo sul palco e inizio a fare il mio show, tutto ok fino a quando inizia "Int 'o Rione". Mentre sto rappando vedo con la coda dell'occhio un gruppo bello grosso di persone salire sul palco con in braccio una persona. Era Antonio che preso dall'euforia di tutti gli artisti che stavano nel backstage si era trovato improvvisamente catapultato sul palco! [Luchè interrompe il concerto, abbraccia 'Ntò e ci si scatta una foto] Mi faccio mille pensieri ma cerco di mantenere la calma, inizio a pensare che sia stato tutto fatto apposta per rovinare una possibile reunion dei Cosang che metterebbe paura a qualsiasi altro rapper napoletano in ascesa. [...] La mattina dopo scrivo "Fin qui" di getto, con il mio telefono che squilla incessantemente per l'accaduto della sera prima. Il beat mi prende più del solito, inizio a formulare un flow diverso, più melodico ma più sentito, è come se stessi iniziando a recitare la mia energia sul beat.

Su una data a Casal di Principe:

"Mi stupisce moltissimo che anche qui conoscano tutti i miei pezzi a memoria, pure canzoni più intime e difficili come "Il mio ricordo" o "Rispettiva ammirazione" dei Cosang di cui io a stento ricordo la strofa. Lì capisco che la gente non è stupida, ma viene sottoposta a un istupidimento di massa che è il frutto di una strategia della gestione del potere attraverso la comunicazione. [...] C'è bisogno di esempi positivi, penso tra me e me, di persone che sappiano raccontare storie, che abbiano il dono di saper narrare, come posso averlo io. E allora si scopre che anche chi non ha un grado d'istruzione elevato o ha fatto delle scelte forzate di vita criminale può riuscire a cogliere il senso delle cose e delle parole."

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