Con cmqmartina torna la cassa dritta nell'indie italiano

È cresciuta con i Beatles e i cantautori italiani, ma l'energia dei rave le ha cambiato la vita—come ci ha spiegato, forse è colpa di Monza.
28 febbraio 2020, 10:44am
Cmqmartina
Le foto per gentile concessione dell'ufficio stampa

Parliamo da nemmeno dieci minuti quando Martina mi spiazza per la prima volta, senza che io possa sapere se mi sta raccontando il vero: “Vent'anni buttati più o meno via, mi dico, perché non ho mai fatto niente che volessi davvero. Questo disco è la prima cosa che conta nella mia vita”. Forse non sta davvero parlando con me, ma con se stessa, in un pomeriggio di sole qualunque a Milano.

Prima d’incontrare cmqmartina di lei sapevo pochissimo: vent’anni, di Monza, in uscita con il suo debutto Disco. Com’è ovvio lei non vede l’ora che esca ed è qualcosa più che contenta del risultato, tanto da aggiungere ridendo “oltre a questo non faccio molto, ho provato a fare l'università e altre cose ma non c'è niente che mi appassiona come questa cosa”. Quando lo dice mi guarda con una faccia tosta forse dovuta alla frangetta corta e all’eyeliner nero, con la luce negli occhi di chi crede in quello che fa, e allora ci credi anche tu.

La copertina di Disco di cmqmartina, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

È il tipo di sicurezza che non stupisce in una ragazza cresciuta a pane e musica, come tiene a precisare: “La mia cultura musicale proviene dal cantautorato italiano, perché in casa mia si è sempre ascoltata solo musica italiana. Più tardi, alle medie, ho scoperto i Beatles e ci sono stati solo loro per 4-5 anni, fino a quando non ho iniziato a sperimentare i vari labirinti musicali”. Ai rave e alla techno, invece, ci è arrivata grazie al suo amico e produttore Matteo, con cui andava a ballare a Milano, perché “a Monza non c’è granché”, mi spiega, “a Monza di club non ce ne sono, in realtà non c'è molto in generale, ci sono un po' di artisti, ma fanno più roba acustica. E poi abbiamo Morgan, che tra l’altro era il mio vicino di casa prima della questione sfratto”. Col tempo ci ha preso talmente tanto gusto che, tra una serata al Tempio del Futuro Perduto e una festa in casa con i suoi amici, ha deciso di trasportare questa passione anche nella sua musica, visto che “Martina e cmqmartina non possono essere divise”.

In Disco, in effetti, c’è Martina in tutta la sua interezza, ci sono le serate nei club con gli amici, tutte le cose belle e quelle che invece la fanno incazzare. Le storie che l’hanno ferita, come in “L’esatto momento”, dove “Sono molto incazzata, ed è dedicata a tutte quelle persone verso cui ho provato questo sentimento di rabbia e di rifiuto, un mischione di persone che mi ha trattata di merda”, oppure “Carne per cani”, che è “nata da un sentimento di rabbia nei confronti di una persona che mi ha ferito, che mi diceva tante cose, ma per cui alla fine non contavo davvero niente. Nel testo dico: 'Le parole sono carne per cani randagi', come quando i cani randagi affamati sbranano qualsiasi cosa trovino, ed è esattamente in questo modo che mi faceva sentire, parole che non sapevano di niente”, precisa.

In Disco c’è Martina in tutta la sua interezza, ci sono le serate nei club con gli amici, tutte le cose belle e quelle che invece la fanno incazzare.

Il suo pezzo preferito, però, rimane “Le cose che contano”, che considera il riassunto della persona che è e quella che vuole essere, e del modo con il quale avere più fiducia in se stessa e imparare a volersi bene. Un mood più che giustificato per la sua età, che Martina riesce a riassumere perfettamente nel pre-ritornello del brano, "Farò come sempre / vivere in adorazione / tranne che di me", aggiungendo che “è una cosa che ha sempre fatto parte di me. Ho sempre idealizzato le altre persone, anche i miei amici, e ho sempre voluto essere come loro. Sai quando guardi una foto su Instagram e pensi 'Ma perché non sono bella come lei?' e invece in questo pezzo cerco un po' di costringermi a smetterla”.

Tra le varie curiosità che mi sorgono ascoltando il disco, c’è quel verso in “I Wanna Be Your Dancing Queen” che dice: “Non passa mai di moda / Fare la troia / Per sentirsi bella” e rispetto al quale non posso non chiedere spiegazioni. “Mi è stata detta davvero, anche più volte, e la trovo una cavolata allucinante”, mi spiega, “è il classico commento dell'italiano medio che vede in televisione l'Elettra Lamborghini con un vestito attillato e quindi la insulta. Questo brano è un po' il mio lamentarmi del fatto che la gente giudica sempre. Io ho smesso di guardare una persona e di pensare qualcosa, cosa che non vuole dire non avere un'opinione, ma piuttosto: vivi e lascia vivere".

Martina ha imparato questa lezione letteralmente sui banchi di scuola, quando frequentava un liceo privato che avrebbe potuto benissimo essere il set di un qualsiasi teen drama americano. Era “pieno di persone che puntavano tanto il dito, parlavano, giudicavano, e me la sono vissuta un po' anch'io così, mi sono lasciata influenzare nonostante fossi completamente un pesce fuor d'acqua. Quando sono uscita dal liceo mi sono detta 'ma basta, ma che cazzo stai facendo', e mi sono tolta un peso a smettere di guardare storto gli altri”.

E visto che ormai “La-parola-con-la-T” era stata pronunciata, era naturale che due donne sedute a un tavolo finissero per aprire il vaso di Pandora della situazione femminile nella musica italiana. Con il sopracciglio alzato di chi conosce già la risposta, mi viene spontaneo chiedere il punto di vista di un’artista così giovane che si è appena affacciata nell’industria musicale.

"Quando sono uscita dal liceo mi sono tolta un peso a smettere di guardare storto gli altri."

Martina però mi prende in contropiede col suo ottimismo: “In realtà, stanno dando tanta fiducia alle artiste emergenti, quindi io mi sto trovando bene e mi sono trovata davanti tante strade aperte. Fino a una decina di anni fa se non eri Laura Pausini o se non uscivi da un talent non eri nessuno”. Adesso, invece, “l'industria musicale sta aprendo le braccia, sta cambiando tanto. Soprattutto, non mi sento rifiutata in quanto donna; al massimo perché c'è qualcosa che non va nel mio progetto, ma non perché sono una donna. Questo è un traguardo immenso per me”.

Continua spiegandomi che però secondo lei c’è ancora una falla nel sistema musicale italiano, e che un certo machismo è sempre all’agguato dietro l’angolo, benché oggi le donne della musica sembrino aver trovato il modo di combatterlo, unendo le forze proprio come uno speciale Winx Club. Proprio il gioco di squadra sembra essere un tema fondamentale, visto che “Ultimamente c’è un nuovo mondo femminile nella musica che sta uscendo sempre più allo scoperto e sta creando una rete molto importante tra di noi”, mi spiega, “io mi sto legando ad alcune artiste come Laila Al Habash, Lahasna, Claudym, che sono più o meno al mio stesso punto. Si sta creando questa bella rete di forza e di stima reciproca”, chiude convinta.

Ascoltando il suo Disco, un bel centrifugato di melodie pop, house, cassa dritta e techno proprio come piace a lei, è inevitabile il paragone con Cosmo, uno dei pochi in Italia che è riuscito a fondere questi generi e spingerli nella scena indie. In effetti, “È l'unico artista a cui vengo 'paragonata' e per me è stra un complimento. Di fatto non c'è nessun altro di simile, soprattutto femminile, e questo in realtà mi rende discretamente felice”, e quando accenno a chiederle se questo genere “ibrido” può avere successo adesso in Italia, mi racconta la sua esperienza in apertura ai Rovere, durante il tour terminato pochi mesi fa—tra l’altro, un tour affrontato con un tutore alla gamba causato da un legamento rotto in pista: “Sì, inizialmente il pubblico rimaneva un po' spiazzato, però alla fine era contento nonostante fosse un genere a cui non si era mai avvicinato, perché tutti abituati ad ascoltare quel certo tipo di musica indie e l’elettronica in fondo è abbastanza diversa. Sono rimasta davvero sorpresa perché ho visto una bella risposta”.

Poi, c’è un altro elemento inaspettato in Disco, che dopo otto tracce che ti fanno venir voglia di ballare anche in ufficio, all’improvviso appaia una cover de “La prima cosa bella” di Nicola di Bari. Un cambio netto di registro, che ti trasporta dalle atmosfere clubbing a un classico della canzone italiana anni Settanta, un momento inatteso ma piacevole quanto i pezzetti di biscotto nel gelato: “È una canzone che mi canta tuttora e sempre mia nonna. Mi è venuta questa mezza idea di inserire una cover nel disco e questo brano era perfetto, perché c'è un richiamo in 'Lasciami andare' e perché ci sono legata sentimentalmente tantissimo, per mia nonna”, mi spiega, “e poi perché i pezzi che faccio, soprattutto il genere, è un linguaggio che mia nonna non riesce a capire, quindi ho voluto farle una sorta di regalo, metterci 'La prima cosa bella' in questa versione, praticamente acustica, in modo che anche lei potesse trovare qualcosa a cui attaccarsi nel mio disco—perché io e lei siamo legatissime”.

"Cosmo è l'unico artista a cui vengo 'paragonata' e per me è stra un complimento."

Della mamma, invece, sappiamo che si incazza di brutto quando sente le parolacce nelle sue canzoni. Come potete immaginare siamo in zona Cesarini, mi faccio un po’ gli affari suoi e le chiedo cosa sta combinando in questo periodo: “Io e Matteo stiamo preparando il tour e ci sono degli intermezzi stra house che picchiano duri, sono molto carica. Ho capito che sono disposta a restare un’artista un po' più di nicchia pur di fare quello che mi piace”.

Mi racconta che sta facendo la spola tra qua e La Spezia, “che è la mia seconda casa, infatti a breve mi trasferirò lì—perché c'è la mia etichetta discografica, poi c'è il mio fidanzato, i miei amici” e le toccherà trovare dei nuovi locali dove andare a ballare, mi dice “lì sono molto molto meno clubber che qua, sì, anche le discoteche sono, sai, quelle super da fighetti, no? In cui puoi entrare solo se sei vestito elegante e mettono solo musica commerciale... io in quei posti lì non ci posso stare”. Ride divertita e io annuisco, nemmeno io, penso, potrei.

Cecilia è su Instagram.

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