A Year With No Sex, Love or Dating In the Pandemic and Through Lockdowns
Illustrazione di Christa Jarrold.
relazioni

Un anno senza sesso, amore e appuntamenti

La pandemia ha esacerbato il divario tra single e coppie nel diritto a passare del tempo con altre persone. Anche per chi, come me, ha chiuso la sua relazione prima che questo casino iniziasse.
CJ
illustrazioni di Christa Jarrold
31.3.21

Essere single durante il primo lockdown non sarebbe stato così difficile, se non avessi iniziato il 2020 in coppia. Ricordo ancora il biglietto di Natale che mi ha dato lui, con scritto: “Stare con te nel 2019 è stato bellissimo, non vedo l’ora di farlo anche nel 2020 e oltre.” Avrei tanto voluto che andasse così. Ma un mese dopo eravamo seduti sul suo letto, entrambi con il viso rosso e gonfio per il pianto, e la mia valigia pronta per lasciare quella casa per l’ultima volta.

Pubblicità

“Non smetteremo di vederci, vero?” mi aveva chiesto, con gli occhi colmi della speranza ingenua di un adolescente. Il suo razionale cervello da 35enne conosceva già la risposta. Sapeva che era no. La ragione della rottura era semplice ma senza appello. Lui avrebbe voluto dei figli, un giorno. Figli che io non ho mai desiderato e che non avrei potuto mai dargli, neanche volendo.

Le persone la definiscono una “divergenza inconciliabile”—una che lascia senza speranze e senza compromessi, per la precisione—ma è un’espressione fredda e riduttiva. Avrebbe più senso dire che la relazione aveva una malattia terminale e che io ho scelto di assisterla nella morte con dignità, anziché protrarre le sue sofferenze per altri—molto più dolorosi—anni. È stato un cataclisma, che mi ha lasciata confusa dal dolore, un lutto anche fisico, per mesi. Mesi che, sfortunatamente, sono coincisi con l’esplodere di una pandemia che ha stravolto anche tutti gli altri aspetti della mia vita.

“È il momento di diventare una pro della masturbazione,” aveva sentenziato via messaggio vocale la mia amica Gemma, anche lei tornata single da poco, come se la masturbazione fosse un talento da allenare, come fare kayak o dei soufflé perfetti—per poi aggiungere: “e del sesso telefonico.” Era marzo 2020, e le pressioni su Boris Johnson affinché mettesse in quarantena il Regno Unito stavano crescendo. Nelle sei settimane dalla fine della mia relazione, il coronavirus era diventato ufficialmente una catastrofe globale. Il monito era chiaro: restate in casa, evitate i contatti, non frequentate altre persone, non scopate.

Pubblicità

Ho anche detto a tutti che ‘stavo bene’. Vantarmi in continuazione dell’estate all’insegna della promiscuità che mi attendeva era un tentativo maldestro di convincere il mio cervello che stavamo bene. Nel periodo subito successivo alla fine della mia relazione, il pensiero di essere toccata da un altro uomo, o di sentire il suo peso su di me, mi sembrava inconcepibile e indesiderabile. Eppure, quando è stato vietato all’intera popolazione, sono andata nel panico.

Nel corso dell’anno trascorso dall’inizio del primo lockdown, le persone single sono state ampiamente ignorate dalle decisioni dei governi sulle restrizioni per il COVID. Se, come me, hai iniziato la pandemia da single (o con una relazione senza convivenza), il sesso è stato tecnicamente illegale quasi sempre. C’è stato un breve armistizio nei mesi estivi, ma qualsiasi relazione intrapresa durante questo intervallo doveva diventare monogamica e pronta alla convivenza nel giro di poche settimane, se voleva sopravvivere alla seconda ondata. Possiamo dire che la maggior parte delle persone che hanno iniziato la pandemia da single lo è ancora, e lo sarà ancora per un po’.

Ovviamente, nessuno pensava che sarebbe durata così a lungo. Il consiglio generale a marzo 2020 non era diverso da quello offerto dalla mia amica Gemma—era l’alba di appuntamenti su Zoom, sex toy, sesso telefonico e foto di nudo, mi hanno riassicurato le riviste online e le associazioni che si occupano di salute sessuale, tutte molto entusiaste della nuova era della sessualità in remoto. Ma, persino a marzo 2020, sentivo che non era quello il punto. Il sesso e gli appuntamenti, per chi è single da poco come ero io, servono a riattivare un vecchio rituale di incontri atto a ricostruire un’immagine coerente di me stessa in quanto essere sessuale.

Pubblicità

Esistono moltissime persone convinte che qualsiasi uomo etero cisgender che si eccita all’idea di fare sesso con una donna transgender debba essere un feticista. È un’analisi fallace, rispetto a ciò che anche gli incontri più casuali mi hanno insegnato sulle persone e sulla vita. Qualche anno fa, ho notato che gli uomini incontrati sulle app di dating sembravano farsi meno problemi all’idea di stare con una donna transgender se erano freschi di divorzio o di rottura da una storia a lungo termine. Con le vite che avevano immaginato andate in pezzi, erano ansiosi di scoprire cosa potesse insegnare loro sul fallimento una donna esiliata da molte delle norme eterosessuali.

Prima di incontrare il mio ex, ho passato anni a uscire con il tipo di uomo che spera segretamente che, assaggiando la mia devianza, scoprirà qualcosa di interessante su se stesso. È uno scambio da vampiro; un contratto di calore e sangue. All’inizio del 2020, avrei voluto disperatamente che i ruoli potessero invertirsi. Che, dopo la mia rottura, gli uomini cisgender mi avrebbero insegnato come praticare meglio la normalità. Che sarei stata io il vampiro, per una volta.

Avevo scommesso sulla vita da single. Non avevo scelto di essere sola e disperata fino a data da destinarsi.

Privata di questa possibilità, ho passato grossa parte del primo lockdown inchiodata su Tinder, a parlare con le persone, anche uomini che in passato avrei rifiutato per un appuntamento reale. Ho intrattenuto i miei amici stanchi del lockdown con le storie delle mie improbabili interazioni virtuali. A un certo punto, l’estate scorsa, mi sentivo con tre diversi ufficiali dell’esercito (niente paura—reggimenti diversi!), nonostante il mio antimperialismo mi spinga tuttora a chiedermi se l’esistenza stessa dei soldati abbia senso.

In altri momenti, la solitudine è troppo intensa anche per scherzarci. Finché le cose non hanno ricominciato ad aprire, in estate, ero tormentata dai ricordi del mio ex. La sua mano sulla parte bassa della mia schiena, mentre aspettiamo la metro su un binario affollato, quella volta in cui mi ha trascinata per Plaza España, a Siviglia e io gli ho dato il tormento tutto il tempo perché essere trattata come qualsiasi altra ragazza in vacanza con il proprio ragazzo era così strano, la cadenza specifica con cui il suo respiro cambia durante il sesso, il modo in cui gli si scioglie il viso in un sorriso quando lo batto in un dibattito di politica.

Una delle critiche mosse al governo durante la pandemia è che ha consolidato le norme tradizionali per cui solo alle coppie è dato il conforto dell’intimità. Affrontare la rottura peggiore della mia vita senza poter contare sull’abbraccio di un amico o su un corso in palestra che promette di ricostruire il mio amor proprio, ha inevitabilmente portato con sé momenti di rimpianto per la mia decisione. Nel rompere la relazione con lui, avevo scommesso sul fare spazio per un’altra vita, più adatta ai miei bisogni e i miei desideri sul lungo periodo. Non avevo scelto di essere sola e disperata fino a data da destinarsi.

Pubblicità

Considerato come la pandemia abbia rafforzato situazioni e aspirazioni romantiche socialmente conservatrici, il fatto che io avessi rifiutato proprio questa offerta è tornato a sua volta a tormentarmi. “Sei una donna transgender e lui era alto, bello, intelligente, con una casa sua e denti perfetti: perché cazzo l’hai piantato?”, ha iniziato ad abbaiarmi contro il mio cervello. Alle volte, le domande erano ancora più crudeli: “Perché non vuoi essere una madre, comunque?”, chiedeva la voce sadica dentro di me. “Non sei un granché come donna, eh?” 

Stanca di mettere in dubbio le mie decisioni, ho rinunciato all’idea di uscire con altre persone. È stato terribile e non lo augurerei a nessuno ma, alla fine, il tempo ha guarito la mia ferita—viviamo sotto restrizioni da così tanto tempo che la relazione con il mio ex sembra avvenuta in tutt’altra epoca, un tempo di ristoranti affollati e bar aperti a tutte le ore. Posso scambiare un messaggio con lui ora, o persino visualizzare la sua futura moglie e i loro bambini, senza sentire una fitta di dolore. Posso essere felice anche per il suo nuovo futuro.

Non mi ha aiutata solo il tempo: una breve storia estiva con un uomo (un po’) più giovane di me è riuscita a sciogliere il mio atteggiamento negativo. Le cose con lui non hanno retto a lungo, ma uscirci mi ha fatto capire che posso avere relazioni con altri uomini. Una seconda separazione, per quanto meno intensa, seguita da un secondo lockdown, è stata un lavoraccio. Di nuovo: niente palestra e niente bevute con le amiche ad aiutarmi. Dato che la mia ultima storia è dovuta finire in fretta quando si è abbattuta la scure del lockdown autunnale, l’insostenibilità del cercare di costruire qualcosa di serio dopo tutta questa solitudine, ansia e incertezza mi ha convinta che non sono nello stato mentale giusto per offrire a qualcun altro una relazione sana. Devo prima arrivare alla fine di questo purgatorio.

Pubblicità

La pandemia ha dimostrato a single e coppie che tutte le relazioni sono una questione pratica, costruita su un misto di possibilità, tempistiche, prossimità e compatibilità sul lungo periodo, piuttosto che sulla chimica o il desiderio sessuale iniziale, che puoi provare per molte persone. Amavo così tanto il mio ex che, in certi momenti, quando stavamo insieme, mi sembrava incarnasse la vera essenza della felicità. Ma è stato giusto comunque chiudere la nostra storia, come in tanti hanno fatto durante la pandemia per ragioni simili: incompatibilità e insicurezze sono venute a galla una volta che le distrazioni sono state forzatamente rimosse e le persone sono state esposte in modo estremo una all’altra.

Nell’anno passato dal primo lockdown, ho fatto così tanto affidamento sul supporto remoto dei miei amici che il desiderio di una rassicurazione romantica è retrocesso del tutto, sostituito dal bisogno disperato di risate dal vivo con gli amici. Ho bisogno della convivialità e spontaneità di una festa in casa che finisce alle sei del mattino, di una cena fuori improvvisata, del gossip e del sarcasmo.

Per anni, prima di conoscere l’uomo che ho adorato e dovuto lasciare, ho immaginato di incontrare qualcuno come lui e la vita che avremmo avuto insieme. Sognavo che un uomo del genere avrebbe smussato ogni spigolo e crepa creati nel mio spirito dal dover essere una persona trans e una donna in questo mondo. Ovviamente, spero di trovare ancora l’amore dopo la pandemia, ma non fantastico più sulla donna soddisfatta, resiliente e potente che diventerò incontrandolo. Lo sono già diventata, da sola.

@shonfaye